Perchè San Remo… non è San Remo

 

Il Festival di San Remo di Bonolis mi piace, benché presenti molti degli schemi già utilizzati in altri suoi programmi, specie nell’interazione con Luca Laurenti.

 E’ interessante lo stile di conduzione da avanspettacolo applicato ad contesto che per molti anni è stato il simbolo dell’ingessamento. Per la prima volta (non ricordo altre edizioni) si vede un pubblico vivo, partecipe. Poi ci sono molti elementi di novità anche nell’organizzazione stessa della scenografia e della regia: 

1)      la giuria popolare in sala. Finalmente l’entità tanto misteriosa della giuria popolare non solo ha un volto ma diventa attore dello show e interagisce con il palco. 

2)      La giuria web e l’inserimento di artisti eletti direttamente dalla rete. Benchè mostri ancora tutti i limiti della ‘novità’, l’idea di far selezionare alcuni artisti direttamente dal popolo dovrebbe, a tendere, risolvere la controversia per anni discussa sulla effettiva rappresentanza della musica italiana. 

3)      La scelta degli spazi fisici. La giuria popolare in galleria, la giuria web a fianco del palco. Al centro, distribuiti attorno a un ‘disco’, le orchestre da un lato classica (archi, fiati) e dall’altro moderna (chitarre, bassi). 

4)      Le aperture delle serate. Lunedì il filmato di Mina, ieri il montaggio interattivo sulle scene di Amadeus. Quest’ultimo, in particolare, l’ho trovato meraviglioso: geniale l’idea di gestire, attraverso un montaggio alternato in diretta, la fase creativa e il risultato finale. 

5)      Vallette e Valletti. Ogni sera un uomo e una donna, sempre differenti. Non si cade mai nella monotonia. 

Per quanto mi riguarda, la direzione artistica di Bonolis è promossa. Anche se, Lunedì, mi è caduto un po’ sul cecchinaggio a Del Noce. Tuttavia, qualche soddisfazione all’ego del direttore di rete bisogna pur darla.

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