Trasparenza e buon senso…

 

 

Comunicazione: mettere in comune, condividere. Ma cosa condividere? Dall’advertising, alle pubbliche relazioni, all’ufficio stampa, alla comunicazione interna tutte le attività dell’impresa sono quasi sempre rivolte a mostrare il lato A, tendendo a mettere in evidenza solo ciò che c’è di buono e a nascondere sotto il tappeto lo sporco. Tanto da creare situazioni alquanto imbarazzanti nel momento in cui quello sporco tanto nascosto tende a sbucare fuori dagli angoli. Il principio è: “Non dico bugie, ometto solo una parte della realtà”.

Specie oggi dove l’informazione si propaga in tempo reale, l’azienda dovrebbe capire che è più conveniente comunicare in modo trasparente, non omettendo nulla e giocare su una leva di chiarezza e pulizia. Per due ovvie ragioni:

  1. la prima, molto banale, che la coperta è sempre corta e, quindi, prima o poi anche quello che non ci interessa dire viene comunque fuori;
  2. la seconda, molto meno banale, che mediamente si è disposti a “perdonare” quando c’è ammissione di limiti o colpevolezza piuttosto di quando si nega anche l’evidenza. Questi atteggiamenti hanno un impatto profondo sull’immagine dell’azienda.

L’effetto più banale e meno invasivo, nel breve periodo, è la credibilità e, nel medio-lungo periodo, l’affidabilità. Se a questo si aggiunge che le reti di relazione presenti tra i clienti sono il canale primario di informazione e valutazione, questo comporta automaticamente il rischio di trovarsi fuori dal mercato senza accorgersene.

La trasparenza, tuttavia, richiede soprattutto la capacità di fare introspezione, fare una analisi delle proprie forze e delle proprie debolezze in modo obiettivo. Ad esempio se la mia tariffa telefonica agevolata vale SOLO ed esclusivamente a determinate condizioni, non devo relegare ad un “*” queste informazioni, ma le devo scrivere a caratteri cubitali. Oppure, se ci sono dei problemi di natura finanziaria nell’azienda, non posso dire a prescindere che va tutto bene. Se non ho la soluzione lo dico e, piuttosto, mi prendo l’impegno (e lo devo mantenere) di trovare un rimedio. 

Alcuni potrebbero definirla comunicazione etica, io la chiamo solo “buon senso”.

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Simone Favaro

Blogger, author, marketing and business networking strategist helping companies to build their online strategy and strong relationships using the social web.

0 thoughts on “Trasparenza e buon senso…”

  1. Il “buon senso” è sicuramente un elemento “imprescindibile” dell’etica soprattutto quando quest’ultima è condivisa. Mi trovo estremamente concorde su quanto scrivi. Purtroppo gli schemi della comunicazione persuasiva old time, del vecchio millennio non contemplano certamente l’aspetto etico.

    Penso comunque che le cose cambieranno.

    Un bel blog, complimenti!

    1. Andreas. Intendere comunicazione come “persuasione” è sicuramente un concetto old school. Io sono convinto che il ruolo della comunicazione, oggi, sia un altro: non persuadere, ma dialogare. Ne è la prova anche l’esperimento di Mulino Bianco di cui si parla molto negli ultimi giorni… Mi fa piacere che ti piaccia il blog. Trovo interessantissimi spunti anche dal tuo!

  2. si, il dialogo è il mezzo migliore per condividere e condividere è mettere in comune, quindi è “comunicazione”. Come te sono convinto che arriveremo a una svolta, anzi, la stiamo già vivendo solo che ancora non è così palese…

    W la Pallavolo 🙂

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