COMUNICARE IL 2.0

Dire che il web 2.0 è una rivoluzione è un falso e antieconomico. Parlare di 2.0 come evoluzione, aggiornamento tecnologico e non rivoluzione, significa inquadrare nei giusti limiti il fenomeno e agevolarne la diffusione nelle imprese.

Se le parole hanno ancora una valenza (e a mio avviso ce l’hanno), la cosiddetta rivoluzione del 2.0 è una bufala di dimensioni galattiche.

Ho avuto già modo di introdurre l’argomento e di essere accusato di eresia dai network-taliban. Resto tuttavia convinto che nell’avvento del 2.0 si registri SOLO un upgrade di natura tecnologica e non una reale rivoluzione, come spesso si tende a sottolineare.

Partiamo dalla definizione di web 2.0 diffusa attraverso Wikipedia (Inglese):

“Web 2.0” refers to the second generation of web development and web design that facilitates information sharing, interoperability, user-centered design[1] and collaboration on the World Wide Web. The advent of Web 2.0 led to the development and evolution of web-based communities, hosted services, and web applications. Examples include social-networking sites, video-sharing sites, wikis, blogs, mashups and folksonomies.”

Nella prima parte si parla di una “seconda generazione” di applicazioni web che facilitano la condivisione di informazioni, l’interoperabilità., la collaborazione sul Web.

Io ho iniziato ad utilizzare la rete a fine degli anni 80 con il mio vecchio Commodore64 collegato ad un Adattatore Telematico (modem) , collegandomi a Videotel e BBS. Già allora esistevano le community, già allora si scambiavano informazioni. L’interfaccia, certo, era a caratteri, gli strumenti limitati, la diffusione della rete non era massiva e limitata ad un nucleo ristretto di utenti, ma la collaborazione esisteva.

Negli anni successivi arrivò il Gopher e poi l’http e la possibilità di creare pagine web. La creazione richiedeva la conoscenza dell’HTML e competenze tecniche. Già a metà degli anni 90, molti host rendevano disponibili script in Perl per la gestione dei Forum e Javascript per l’aggiornamento delle news sul sito nonché le “bacheche” dei visitatori (preludio allo user-generated-content).

La tecnologia era quella che era e richiedeva delle competenze sicuramente non alla portata di tutti. L’evoluzione tecnologica ha permesso, prima con strumenti WYSWYG e poi con applicativi web based di facilitare la pubblicazione di contenuti e questo ha dato una spinta all’accesso. Ma è una questione meramente tecnologica

The term is now closely associated with Tim O’Reilly because of the O’Reilly Media Web 2.0 conference in 2004.[2][3] Although the term suggests a new version of the World Wide Web, it does not refer to an update to any technical specifications, but rather to cumulative changes in the ways software developers and end-users use the Web. Whether Web 2.0 is qualitatively different from prior web technologies has been challenged by World Wide Web inventor Tim Berners-Lee who called the term a “piece of jargon”[4].”

Nell’opinione comune il web 2.0 non è un aggiornamento a nuove specifiche, ma dei cambiamenti comulativi nel modo di sviluppare il software e un uso del web non solo come fruitori, ma produttori. Ancora una volta, anche se si continua a sottolineare il contrario, è “solo” una questione tecnologica. Il web – il cui significato inglese, troppo spesso dimenticato, è “rete” guarda caso sinonimo di network e “Net” è inclusa anche nel termine interNET, la cui particella “inter” sottolinea lo scambio tra le reti – ha sempre avuto in sé queste potenzialità proprio per le caratteristiche insite di comunicazione punto-a-punto (siamo nel 99 quando fa la sua apparizione Napster). Chiaro, la tecnologia era ed è in continuo aggiornamento e con il passare degli anni e la creazione della cultura digitale si modifica. Ma il 2.0 non è una rivoluzione, ma solo un UPGRADE tecnologico.

Il sottolineare questo fatto non è una mera speculazione filosofica. Ha dei profondi impatti anche a livello economico. Nel mondo dell’informatica un conto è parlare di  upgrade, un altro è parlare di nuova release. Il primo richiede sicuramente investimenti inferiori rispetto al secondo. Tanto che, nel mondo business, prima di passare ad una nuova release le aziende devono essere costrette con la forza perché richiede costi di istallazione, avviamento e formazione.

Ecco che anche da un punto di vista di comunicazione è opportuno continuare a parlare di web e di nuove potenzialità, piuttosto di annullare i punti di riferimento che a fatica le aziende hanno iniziato a far proprie per tentare di introdurre una nuova “filosofia”. Non per niente mentre alcuni parlano già di web 3.0, le aziende fanno ancora fatica ad abbandonare l’1.0. Ora se la definizione di 2.0 resta come gergo tecnico di progettazione e per addetti ai lavori, è un conto. Ma se riempiamo la testa dei nostri interlocutori con tassonomie e finte rivoluzioni, rischiamo di perdere mercato potenziale.

12 thoughts on “COMUNICARE IL 2.0

  1. Fabrizio

    Interessante spunto per una marea di commenti Simone 🙂

    Se mi permetti, sostenere che internet non abbia cambiato pelle nel corso degli anni ma abbia solo aggiornato la tecnologia mi sembra riduttivo.

    Per esempio le BBS a cui ti collegavi con il C64 non sono nemmeno paragonabili ad internet, era possibile chiamare un numero di rete telefonica fissa alla volta al quale era attaccato un altro C64, se il sysop della BBS aveva una sola linea ti ci potevi collegare solo tu.

    Venendo al nocciolo del tuo post, mi pare limitativo ignorare che da uno stato iniziale in cui la rete era divisa tra produttori e fruitori di contenuti, si sia passati ad uno stato “fluido” in cui chiunque può commentare, bloggare, discutere, recensire senza avere a disposizione potenti strumentazioni (l’hosting a buon prezzo è invenzione relativamente recente) o particolari conoscenze tecniche.

    Un saluto,
    Fabrizio

    P.S. se non sbaglio web significa ragnatela 🙂

  2. Simone Favaro

    Ciao Fabrizio 🙂

    Non è per nulla riduttivo. Anzi, direi che è un sottolineare le evoluzioni che ha fatto. Io sostengo solamente che la rete ha sempre avuto insite le potenzialità.

    L’evoluzione tecnologica ne ha permesso l’espressione. Quello che non condivido è che si tenda a vendere il web 2.0 come altro rispetto al c.d. Web 1.0.

    Ci sono delle differenze, è indubbio, ma sono collegate ad evoluzioni tecnologice che hanno funzionato da acceleratori/agevolatori ma non di vera e propria rivoluzione. Il TCP/IP è sempre quello. L’evoluzione è stata quella di dare la possibilità di produrre agevolmente contenuti, abbassando la soglia di accesso.
    Se fosse stata una rivoluzione, si sarebbe dovuto stravolgere tutto il concetto.

    Il telefono,la stampa, Internet sono state una rivoluzione (creazione di qualcosa che non c’era). Il telefono cellulare, la stampa digitale e il web 2.0 sono evoluzioni di tecnologie. Questo non le sminuisce, anzi. Tuttavia un conto è paralre di Rivoluzione, un conto è parlare di Evoluzione. Secondo me siamo in questa seconda ipotesi.

    Anche un tempo era possibile “produrre contenuti”. Era necessario (come sottolineavo) una maggiore competenza e disponibilità. Ma non era impossibile in assoluto e, dall’oggi al domani, si passa dall’impossibilità alla possibilità. E’ stato un graduale evolversi la cui naturale evoluzione (ancora EVOLUZIONE) ha portato a questo.

    Voglio semplicemente dire che non si è inventato nulla, ma si è fatto crescere quello che c’era. La posizione comune, invece, pare voler fondare un punto fermo, una data d’inizio (2004) a un processo che era in atto dagli anni ’70.

    L’hosting a basso costo è frutto di una evoluzione di mercato. Chiaro è che ha agevolato la diffusione, ma lo avrebbe fatto anche se ci fossero state altre tecnologie o altri fenomeni.

    P.S. Web tra i significati ha anche “rete” 🙂

  3. Fabrizio

    Non vorrei aver frainteso il senso del tuo post o forse mi perdo in un equivoco lessicale.

    Cercando di estremizzare la tua tesi evolutiva dovrei pensare che Ebay non abbia rivoluzionato le aste (come penso io) ma le abbia solo migliorate tecnologicamente; Craiglist è in realtà un’evoluzione di Porta Portese (o Portobello per i Padovani) e le automobili ibride una recente evoluzione della ruota.

    1. Simone Favaro

      sono tutte evoluzioni infatti permesse dalla tecnologia… è chiaro che ognuna di queste è una novità nel momento in cui si manifestano… beh le automobili ibride sono un evoluzione dell’automobile a combustibile fossile, prima di tutto

  4. Simone Favaro

    non capisco tutta questa riluttanza nel voler vedere il fenomeno come una evoluzione di un qualcosa di precedente e il bisogno di leggerlo come una RIVOLUZIONE. D’altronde, come ho avuto modo di condividere anche su FB e su FF, non sono l’unico a sostere questa tesi: le potenzialità c’erano e, per la tecnologia disponibile, erano già attuate. Poi sono d’accordo che la nascita di nuove metodologie e di nuovi strumenti abbia dato ulteriore impulso. Da qui a parlare di una rivoluzione lo ritengo un po’ esagerato. Tutto qui.

  5. Fabrizio

    Direi che di equivoco lessicale si tratta.

    Se l’automobile ibrida è un’evoluzione dell’automobile a combustibile fossile, questa è un’evoluzione del carro trainato dai cavalli, che a sua volta è l’evoluzione della biga, la quale altro non è che un’applicazione/evoluzione della ruota.

    Da quello che riesco a capire del tuo ragionamento, esiste solo evoluzione e nessuna rivoluzione. Io rimango convinto che dalle BBS del C64 alla rete del 2009 ci sia stata (almeno) una rivoluzione.

    Ciao,
    Fabrizio

  6. Fabrizio

    Al fine di evitare un ulteriore equivoco lessicale, secondo me NON si possono considerare mere evoluzioni tecniche:

    – la navigazione ipertestuale (permessa da www, url e hyperlink)
    – l’interazione totale con la rete per mezzo di un browser (user generated content, ajax, etc.)
    – i motori di ricerca

    Ciao,
    Fabrizio

  7. Simone Favaro

    Fabrizio, scusami, ma cosa sarebbero la navigazione ipertestuale (Hyper Text Modeling Languadge – HTML), l’interazione per mezzo di un browser (Mosaic, se non erro, nasce nel ’93 – ajax, ecc), i motori di ricerca se non tecnologia?

    E comunque posso concordare con te che il salto di qualità avviene proprio nei primi anni 90 con l’introduzione prima del GOPHER e poi dell’HTTP (che addirittura fa i sui primi passi a fine anni 80). Ma da lì in poi, perdonami, ma parliamo di progressivi miglioramenti dovuti allo sviluppo tecnologico.

    Se un cambiamento c’è, è nell’utilizzo dello strumento, nella componente umana, ma non nel WEB.

  8. Fabrizio

    Io le chiamerei innovazioni o invenzioni, prima non c’erano, o almeno io non le ho viste 🙂
    Quando nel 1992 consultavo i siti con Linx dovevo conoscere l’indirizzo (URL) a memoria, poi sono arrivate le directory, le pagine con i link e i motori di ricerca, un bel cambiamento a mio modo di vedere, non sarà stata una rivoluzione ma nemmeno una mera evoluzione di ciò che già esisteva.
    Sul web 2.0, se esiste, si sta facendo una pessima operazione di marketing, concordo con te.

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