Quell’11 settembre

Lavoravo da appena 6 mesi.

Saranno state le 15.30 più o meno quando in ufficio ci accorgemmo che la rete si era impiantata. I siti del Corriere e di Repubblica facevano fatica ad aprirsi, così come anche i siti dei nostri clienti.

Arriva la telefonata da un mio collega: “Si è schiantato un aereo sulle torri gemelle”, mi dice, “non riesco ad accedere e avere info. E’ tutto bloccato. Ne sai qualcosa?”.  No, gli rispondo io. In effetti non sapevo nulla, non riuscivo a leggere un quotidiano che fosse uno. Sembrava che improvvisamente la rete fosse collassata.

Ci siamo diretti al bar all’angolo per prendere il caffè, in attesa che si sbloccasse. Entriamo e la TV era sintonizzata sulla Rai a trasmettere le immagini della CNN che entreranno nella storia. Quelle immagini che ancora oggi mi sconvolgono.

Persone attonite davanti al televisore. Ancora non si sapeva cosa fosse successo. Si ipotizzava un attentato, ma nessuno sapeva dirlo con certezza. Passano pochi minuti ed ecco apparire sul video il secondo aereo. Una fiammata e fumo. Era stata colpita anche la torre nord. Facce attonite, mani nei capelli. Era un attentato. Ora si aveva la conferma. Intanto anche il Pentagono era stato colpito e si diceva che un quarto aereo fosse stato dirottato. La prima torre collassò, poi la seconda.

Man mano gli avvenimenti si susseguivano, il brusio lentamente scemava come se qualcuno stesse girando la manopola del volume. Un silenzio surreale invase la sala. Un silenzio interrotto dalle sirene dei pompieri, dalle urla catturate da microfoni lontani, dalla voce del cronista che usciva dal televisore.
Era successo qualcosa di grosso, di veramente grosso e tutti dall’anziano, all’operaio, al barista… tutti sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

Torniamo in ufficio. Silenzio generale. Solo il battere incessante delle dita sulle tastiere. I telefoni non squillano.

Sono le 19.

Andiamo a casa.

“Questa è la storia di una società che sta cadendo e mentre cade, per farsi coraggio, si ripete: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene… il problema non è la caduta, ma l’atterraggio!”

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Simone Favaro

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