Social Web: i comunicatori non parlano la lingua dell’imprenditore

Con tutto il parlare di social media e delle opportunità a disposizione delle imprese mi domando come mai ci sia ancora un così basso tasso di penetrazione all’interno delle aziende italiane: da un punto di vista infrastrutturale, si parla del 2-3% nelle PMI.

Come spesso ripeto, credo che una forte responsabilità l’abbiamo noi Comunicatori che probabilmente spendiamo molto più tempo nel think tanking, facendo i “pensatori”, di quanto non agiamo per diffondere effettivamente il social web.

Il problema, a quanto rilevo da osservazioni empiriche, è l’enorme diffidenza verso tutto ciò che è social web etichettato, in ordine sparso, come “fenomeno momentaneo”, “roba da ragazzini”, “soldi buttati al vento”, “cosa che non serve alla mia attività”, “paura di commenti negativi”, …

Le repliche a questo, mediamente, sono convegni o pubblicazioni su come fare soldi con facebook, la tua impresa nel 2.0, il facebook marketing per le PMI, ecc. Quelle cose da FUFFA 2.0 che, poi, vengono dette e scritte ancora una volta per chi ha già la sensibilità al tema e che mai riusciranno a sconfiggere le barriere dei “trogloditi” digitali.

Come sappiamo benissimo tutti noi, quando dobbiamo creare una campagna di comunicazione la prima regola è: fare emergere il bisogno, parlare come il tuo interlocutore e rispondere alle sue domande. Premesso che non è detto che tutte le imprese debbano andare sul social web, quali sono le domande che mediamente un imprenditore pone quando deve fare un investimento? “Quanto mi costa?” e “Quanto ci guadagno?”.

Una risposta forse gliela dobbiamo, che ne dite? Probabilmente abbiamo bisogno noi di una cultura di social web REALE e non solo ideologico.

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Simone Favaro

Blogger, author, marketing and business networking strategist helping companies to build their online strategy and strong relationships using the social web.

3 thoughts on “Social Web: i comunicatori non parlano la lingua dell’imprenditore”

  1. Ciao Simone, grazie er il link.
    Molto interessante l’argomento ed è un pò quello che mi chiedo anch’io da un pò di tempo…sicuramente alla base c’è una notevole diffidenza, forse ignoranza è la parola giusta. La sensazione che il web sia ancora visto come una perdita di tempo è forte ed difficile scarfirla. Sono d’accordo anch’io che non tutte le aziende debbano andare sul social web, ma quantomeno avvicinarsi al web 2.0, quello si. Ed è un compito arduo, ma credo che si debba insistere su questa strada, cercando di contrastare quella che è ormai un cultura di tipo tradizionale e cercare di aprire le menti a nuovi strumenti per fare business, per guadagnare.

    1. Ciao Francesco.
      Se la bassa penetrazione del social web è bassa (ed è un dato) e con l’approccio attuale che noi teniamo otteniamo pochi risultati, forse non è il caso che ci “abbassiamo” al livello dei nostri committenti ed iniziamo ad adottare un approccio più vicino a loro? Partendo proprio dall’ABC tanto caro all’imprenditore: costi e ricavi. Quando qualcuno ti pone la domanda: perchè dovrei andare su Facebook, cosa rispondi? Ci sono elementi di valore che riesci a portare al tuo interlocutore? le mie sono domande provocatorie per tenere viva una discussione che, secondo me, va affrontata se effettivamente si vuole far sviluppare questo settore…
      Grazie del tuo contributo

  2. Probabilmente è necessario fare un ulteriore passo indietro. Molto spesso quando vai da un cliente hai di fronte una persona che non sa nemmeno che Fb possa diventare una “vetrina” per i suoi servizi e contenuti e un luogo di confronto con i possibili acquirenti, ma tu non ci pensi perchè per te è inconcepibile che lui non lo sappia. E’ che a volte basterebbe iniziare ad ascoltare i nostri interlocutori e parlare con loro. Non credo questo intacchi la nostra “aura” di comunicatori ed esperti, no?

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