«Nessuno paga, piccole aziende al collasso» – Corriere del Veneto

«Nessuno paga, piccole aziende al collasso» – Corriere del Veneto.

Crisi Economica - Fonte: http://www.portametronia.it/

6 thoughts on “«Nessuno paga, piccole aziende al collasso» – Corriere del Veneto

  1. FIL DE FER

    Scusatemi se imperverso.
    Una considerazione semplice.
    Se il 2009 è stato un anno difficile…..chi dichiarerà redditi "normali "?.
    E' facile prevedere la caduta delle entrate fiscali…..e il possibile DEFAUT italiano !?
    E' vero i dipendenti privati pagano le tasse….i statali le pagano ma sono sempre gli stessi soldi dello stato che li paga…..le aziende….=0 o 0,1….. e se rimangono meno lavoratori a pagare le tasse perchè disoccupati ?!?!?
    Riflettiamo….lo Stato è vicinissimo al DEFAUT……..
    AUGURI A TUTTI…specie ai VENETI ….tira e taxi !! paga e taxi !!!!
    Xe ora de libartà o no ???

    1. Simone Favaro

      anche in questo caso. Condivido in linea di massima il ragionamento. Non sono un economista, quindi faccio fatica a confermare in toto.
      E come prima, lascerei cadere certi tipi di slogan. Ripeto: capisco l’esasperazione di una certa situazione, ma ritengo poco proficuo inneggiare a indipendentismi proprio in un momento storico in cui è fondamentale fare sistema dal basso. Non credi?

  2. FIL DE FER

    Strano non ci siano commeti…..quando la verità è sotto gli occhi di tutti.
    Personalmente sono 5 mesi che non vengo pagato.
    Conosco altri amici o persone che lavorano nelle piccole o medie imprese e anche loro mi dicono che chi 1 chi 2 chi 3 etc…mesi di paghe arretrate….e a Roma…non sanno nulla !?!?!?…………
    Il 2010 sarà peggio del 2009 e sembra che nessuno se ne accorga….le favole non esistono più e le bugie hanno come sempre le bambe corte.
    W SAN MARCO SEMPRE

    1. Simone Favaro

      In realtà ne abbiamo discusso su LinkedIN e credo che la visione comune sia proprio quella che esprimi tu.
      Tuttavia lascerei stare derive politiche su questo argomento.
      Se si vuole cambiare qualcosa non lo si fa sicuramente a Slogan.

  3. FIL DE FER - VERONA

    Apprezzo molto la tua moderazione, ma purtroppo per chi sà….come stanno veramente le cose non è più possibile tacere.
    Devi considerare che il “contenitore ITALIA” è diventato obsoleto,non più competitivo nell’era della globalizzazone ( mal/mai gestita)e le speranze di venirne fuori sono veramente pochissime. Io lavoro con la Cina e ti posso assicurare che entro 10 anni noi saremo non la 5-6 potenza economica al mondo ma saremo al 50° 60° posto…….
    Non è possibile più competere con costi del lavoro e materiali a un decimo dei nostri…capisci? Un decimo…per non parlare poi del carico fiscale italiano …del debito pubblico..1.850 migliardi di €….e via dicendo…sono al contrario convinto che per salvare questo paese bisogna avere il coraggio di iniziare da una-due regioni alla volta ed applicare un modello nuovo di sviluppo con tasse al 25%- iva al 10% burocrazia al mino indispensabile e via dicendo….il paese tutto assieme non ce la farà! Non vedo come si possa con numeri che dicono la verità e non la demagogia imperante ormai qui in Italia. Se scolliamo il VENETO dal resto del paese potremmo riprenderci e dopo un’altra regione e poi un’altra….ormai i grandi Stati dell’ottocento sono quasi tutti alla corda e solo tornando a lavorare nel piccolo ( guarda i piccoli stati…Montecarlo,S.MARINO, lIECHTENSTEIN,SVIZZERA E ALTRI ANCORA SONO GLI UNICI CHE RESTITONO BENE ALLA CRISI..ci sarà un perchè non trovi ?
    Non stò parlando di una secessione immediata ma di una autonomia che tenga il PIL PRODOTTO NELLA REGIONE IN VENETO e solo una piccola parte vada pure a ROMA…
    Abbiamo troppi nodi e laccioli e scioglierli…sono pessimista…le caste…insomma se non si attuano nuove idee,nuove soluzioni non se ne viene fuori.
    W SAN MARCO SEMPREEE !!!!!!

    1. Simone Favaro

      La mia non è una questione di moderazione ma semplicemente non credo assolutamente agli slogan e a forme di “URLO” sguaiato.
      Come te non sono ottimista sulla situazione e concordo sull’analisi da te fatta in prospettiva sul posizionamento a livello mondiale.

      Da anni seguo la Cina, anche se non per lavoro, e da “osservatore esterno” confermo che il superamento che sta avvenendo coinvolgerà non solo l’economia, ma anche la cultura. E non interesserà solo l’Italia, ma l’intero attuale modello economico occidentale. Piaccia o non piaccia.

      Concordo inoltre sul fallimento degli stati-nazione. O meglio, più che di fallimento parlerei di obsolescenza. D’altronde quel modello è nato in un particolare contesto che andava bene, appunto, quando i confini economici corrispondevano a quelli geografici. E’ chiaro che di fronte ad un mondo globale lo stato-nazione sta presentando i suoi limiti e, come dici tu, ignorarli non è di aiuto a nessuno. Con l’andare degli anni le condizioni economico-sociali di ciascuna area stanno mutando e si accentuano. L’appiattirle significa, come avviene, rallentare aree economiche a maggiore spinta e non avere gli strumenti necessari per sviluppare le zone in maggiore difficoltà.

      Non credo che la secessione sia la soluzione.

      Il modello che a mio avviso è più promettente è quello della rete : ovvero in un insieme di nodi autonomi che collaborano attraverso connessioni variabili a seconda delle esigenze che si presentano. Questo, però, NON deve sfociare in auspicate visioni ISOLAZIONISTE.
      Come concretizzarlo? Ripeto non sono un economista ma il buon senso mi suggerisce uno spostamento di tutte le politiche economiche a livello territoriale, mantenendo solo alcuni elementi sociali a livello centrale.

      Il sistema delle caste che – giustamente accusi – tuttavia non è un fenomeno solo centrale. Se guardiamo proprio dentro la nostra regione, oggi, possiamo ben vedere come il sistema-impresa sia la fotocopia del Baronismo Centrale dove non lavora CHI VALE, ma lavora chi SA MEGLIO DESTREGGIARSI. Teoricamente l’uno non esclude automaticamente l’altro. Nella realtà, però, avviene questo. Quindi, per come la vedo io, il problema è puramente culturale. Una volta cambiata la cultura del “Mangia fin che puoi tanto poi qualcuno pagherà”, qualsiasi modello va bene.

      Grazie comunque del tuo contributo.

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