Energia: imparare dal web

Energia: imparare dal web

Se tra i vostri contatti Facebook, Twitter, LinkedIN avete followers residenti in altre nazioni, avrete fatto caso che dalle 4 del pomeriggio in poi si assiste ad un turn over degli utenti perchè, mentre noi usciamo dagli uffici e entriamo nella fase “notturna” un’altra parte del mondo inizia la propria attività. In linea teorica, quindi, io potrei rimanere collegato H24 ed essere continuamente alimentato da informazioni.

Uno dei limiti del fotovoltaico, dell’eolico e di altre fonti rinnovabili è che in assenza di sole o di vento i sistemi smettono di generare energia e, come ricordava Chicco Testa ieri sera a Otto e mezzo, o si trova il modo di immagazzinarla o ci si deve attaccare alla “cara vecchia mamma Enel”. Ma se fossimo in presenza di un sistema distribuito “planetario”, in modalità peer-to-peer all’interno di una rete integrata? E’ chiaro che nei momenti di calo energetico, la rete sarebbe in grado di trovare altre fonti da cui attingere. Un po’ come avviene con Torrent e eMule che prelevano i file da più fonti e distribuiscono il download a seconda delle richieste. Un sistema che permetterebbe agli stati di non preoccuparsi dell’auto-sufficienza e consentirebbe di poter contribuire ciascuno per le fonti a disposizione. Non è importante se ho un 486 o un mainframe, l’importante è condividere quello che si riesce a produrre.

Su scale minori esempi di questo tipo esistono in Alto Adige e in Germania. Vivono, comunque, legati ai micro-climi e quindi sono sistemi a black-out potenziale. Il limite sta proprio in una logica di sistema chiuso. Ma se fossero realmente distribuiti e connessi a una rete mondiale?

Trasformando ciascun edificio in una piccola centrale – come dice Jeremy Rifkin nell’intervista rilasciata al magazine SETTE del 22 Aprile 2010 –  non sarebbero più necessari centrali e mega impianti di generazione e distribuzione. Il costo di mantenimento, anche a livello centrale, si ridurrebbe e si manterrebbe adottando una logica, sempre proveniente dal P2P, che chi più “condivide” più guadagna sia in priorità sia, potenzialmente, a livello economico.

Il primo passo verso questo: piani edilizi che impongano edifici autosufficienti – come quelli descritti nel primo numero di WIRED – che permettono di essere autonomi dalla rete nazionale, al costo di 1000 euro a metro quadro.

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Simone Favaro

Blogger, author, marketing and business networking strategist helping companies to build their online strategy and strong relationships using the social web.

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