Infobesità e la necessità della slow-info

Su informazione e ruolo dei media ( di massa e individuali) ne parlano già in modo molto attento Luca De Biase e Pier Luca “Il Giornalaio” Santoro. Però il concetto di infobesità che ho trovato citato in un post di Amedeo Ricucci, mi ha particolarmente colpito.

Un tempo si diceva che per avere una visione il più possibile completa di un fatto/avvenimento, era necessario leggere e raccogliere informazioni da fonti diverse. Principio sostanzialmente ancora valido ma che, al motiplicarsi delle fonti, diventa sempre più difficile: un “bombardamento” informativo che non permette di smaltire e di trattenere solo ciò che ci serve, accumulandosi e riempiendoci di memi informativi non elaborabili e stratificati. Ci rende obesi.

Così come Slow-city e Slow-food nascono in reazione alla frenesia, sarebbe altrettanto necessario entrare in un’ottica di slow-info, dove il principio del “take your time” prevalga sulla paura di “viralizzazione” dell’informazione. Dove l’approfondimento venga prima dell’Agenzia. Dove non si legga un comunicato stampa del Ministero dell’Economia titolato “IERI IL PROFESSOR TREMONTI NON HA PRESO PARTE A NESSUNA CENA”. Dove chi fa informazione nelle aziende, nelle pubbliche amministrazioni, nei giornali ritrovi la capacità di capire che comunicare non è parlare.

Quindi, slow-info per tutti.

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