Serra: libertà secondo convenienza

Il 12 Luglio Michele Serra scrive una Amaca in cui mette in discussione l’utilità di ospitare nei quotidiani “tutti” i commenti dei lettori, senza alcuna forma di censura. Il pezzo ha aperto una ricca discussione in rete tra i sostenitori della sua posizione (tra cui il sottoscritto) e quelli contrari.

Il 14 Luglio, Serra pubblica una nuova Amaca con cui vuole arricchire la discussione. Ne emerge un testo che afferma il vero, il contrario del vero e il contrario del contrario del vero facendo passare il messaggio: “La libertà mi va bene, ma solo quando piace a me”.

Michele Serra - amaca 14 luglio

Serra afferma di non essere contrario al web, ma di essere oppositore dell’idea che il web sia strutturalmente ingovernabile. Afferma, giustamente, il proprio diritto a cercare notizie e non commenti (utilizza una serie di aggettivi – sciatti, livorosi, ininfluenti) per i quali c’è il web.

Prima Nota: il web a cui non è contrario è un deposito di cose inutili. I giornali on-line (che stanno sul web) devono essere altro.

Prosegue dicendo che “Libertà di leggere è anche libertà di non leggere” e che la “la tracimazione costante e onnipresente delle opnioni” non gli fa venire in mente “la libertà, ma la sua parodia”.

Seconda nota: Chi usa la rete sa benissimo che i commenti e le opinioni sono racchiuse in una apposita area “commenti” che è accessibile solo attraverso un atto volontario e libero e che non tracima. Quindi chi sceglie di leggere i commenti esprime il proprio diritto alla libertà di leggerli. Non viene innondato da un fiume in piena che (utilizzando le parole di Serra) “tracima” gli argini.

Infine chiude con un concetto giusto sulla scelta delle parole. Pur condividendole nel loro principio, calate all’interno del testo suonano contraddicenti. Dice Serra: “Più vivo, più capisco che ho bisogno di imparare. E più ho bisogno di imparare più ho bisogno di selezionare le parole che mi circondano. […] è che ho bisogno degli altri. Ma non di TUTTI gli altri”.

Terza nota: il principio di selezione è correttissimo. non possiamo assorbire indistintamente tutto. Dobbiamo scegliere (come ha detto prima). La scelta, tuttavia, può essere fatta solo quando si ha una ampia offerta che include il prodotto buono e quello cattivo e la possibilità di usarlo o non usarlo. A noi la capacità e libertà di scegliere quello che è meglio per noi.

Se, però, come auspica Serra, si mettessero dei filtri, chi mi garantisce di avere effettivamente una libertà di scelta? chi mi assicura che le scelte che effettuerò saranno fatte valutando tutto quello che è disponibile? Chi mi assicura che quelle “censurate” siano solo i le opinioni effettivamente “sciatte, livorose, ininfluenti“?  E se fosse la sua quella opinione “ininfluente” che un domani verrà censurata? Credo la penserebbe in modo diverso.

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Simone Favaro

Blogger, author, marketing and business networking strategist helping companies to build their online strategy and strong relationships using the social web.

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