Gezi e la comunicazione di Erdoğan

gezi e la comunicazione di erdogan

Ad un mese quasi dall’inizio delle proteste di Gezi Parkı, è possibile iniziare a tracciare una analisi della comunicazione tenuta dal Governo durante queste settimane. Un’osservazione a volo d’acquila fa subito notare alcuni momenti significativi. Per il momento è solo una aggregazione di dichiarazioni, spero di approfondire uletiormente l’analisi con più calma.

Settimana 1. Minimalizzazione delle manifestazioni . All’inizio delle proteste, durante la prima settimana – prima dello scoppio del caso a livello internazionale – la comunicazione istituzionale è stata orientata a circoscrivere il fenomeno come un caso isolato promosso da ambientalisti e perditempo. In questa fase i manifestanti sono stati definiti “çapulcu” e il governo ha sottolineato più volte che non avrebbe mai rinunciato al progetto dı Gezi.

Settimana 1-2 . Presa di coscienza. si colloca a cavallo tra la fine della prima settimana e l’inizio della seconda. In questo periodo si registrano scontri in altre città. E’ il momento in cui Twitter entra tra i temi della comunicazione e viene definito “male della societá” e si danno il via agli arresti prima a Smirne e poi ad Adana. Si inizia a parlare di provocatori che sfruttano la rete per infiammare le proteste con l’obiettivo di sovvertire il governo. Il presidente Gul prende posizione sul diritto di manifestazione, sulla necessità di ascoltare le richieste della popolazione. Posizione tenuta anche da altri membri di AKP. In questo momento sembra esserci una “spaccatura” tra la linea del Primo Ministro (in quei giorni in visita istituzionale all’estero) e la massima carica dello stato.

Settimana 2-3. Dialogo.Al rientro dalle visite di Stato, durante le quali sono iniziate anche le pressioni a livello internazionale, Erdoğan pur mantenendo una linea ferma inizia a mostrare aperture cercando di distinguere i manifestanti pacifici e i “marjınal grup” (gruppi marginali). Dice di capire i motivi, ma di liberare Gezi perché altrimenti si creano disagi alla popolazione. In questa fase inizia a lanciare i propri ultimatum sullo sgombero. Organizza due incontri con rappresentanti dei manifestanti. Il primo non andrà a buon fine, in quanto non sono stati invitati membri di Solidarietà Taksim. Il secondo, nel giorno successivo, andrà meglio uscendo con la promessa di Erdoğan di sospendere i lavori in attesa della sentenza di appello del Tribunale (chiamato a giudicare la legittimità dei lavori) e quella di Solidarietà Taksim di rimuovere le barricate ma di lasciare la decisione di sgombero ai manifestanti.

Reazione e complotto (settımana 3-4).

Gezi Parkı e Taksim vengono sgomberati a forza mentre Erdoğan organizza due manifestazioni a supporto del Governo (Ankara e Istanbul) in cui imposta la comunicazione sul “noi e loro”. Accusa i manifestanti di non rispettare la religione e di aver bevuto birra all’interno della mosche di Valide Sultan (notizia già smentita dal quotidino religioso Yeni Şafak qualche giorno prima). Sottolinea ancora il suo 50% dei voti e il ministro Bağiş lancia la campagna elettorale per le amminşstrative 2014. Si inizia a parlare di complotto internazionale, si reagisce alle prese di posizione dell’Europa e si attaccano i media Internazionali. Si minaccia di “far pagare il conto” a tutti quelli che in qualche modo hanno fomentato le proteste con riferimento implicito anche al Divan Otel, attaccato dalla polizia, che ha dato rifugio a manifestanti, definiti ancor più marcatamente “terroristi”. Partono le accuse al partito di opposizione CHP, sotto la cui regia il popolo è stato sollevato contro il Governo. Si paventa l’utilizzo dell’esercito, il rafforzamento dei poteri della Polizia e dei Servizi Segreti. Su Twitter il sindaco di Ankara, Melih Gökçek, propone di rendere illegale il partito CHP. İl ministro degli interni annuncia i lavori sulla nuova legge per combattere il cyber crime nei social media. BBC e CNN International diventano armi delle forze straniere per fomentare le rivolte. Le proteste in Brasile vengono collegate a quelle in Turchia, sospettando che entrambe siano manovrate dalla stessa mano.

To be continued…

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Simone Favaro

Tecno entusiasta e umanista convinto. Mi occupo di marketing e comunicazione della tecnologia. Ho scritto un libro sul business networking e mi piace la divulgazione.

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