Big Data, tracce digitali e profilo comportamentale

La protezione della privacy è il grande tema del secolo che divide l’opinione pubblica generalmente tra “non-curanti” (“tanto non ho nulla da nascondere”) e gli ossessionati (“il grande fratello ci guarda”).

Esiste, tuttavia, una realtà che accomuna tutti: i nostri dati vengono costantemente registrati e più dispositivi connettiamo, più servizi utilizziamo, e più informazioni offriamo.

Dirà il non-curante: “possono profilarmi quanto vogliono tanto io uso AdBlock“; l’ossessionato risponderà, non a torto, “ma la pubblicità è il male minore“.

Già, perché il problema è che questi dati possono venire utilizzati non solo per la profilazione pubblicitaria.

Le tracce digitali, ovvero tutte quelle attività che svolgiamo e che vengono registrate quando utilizziamo apparecchi che si collegano a internet, consentono di creare un profilo accuratissimo di noi, tanto da poter descrivere, senza che noi l’abbiamo esplicitamente dichiarato, preferenze sessuali, orientamento politico, colore della pelle, se fai uso di droghe, sigarette, alchol e molto altro ancora.

Ripeto: senza che tu ed io l’abbiamo mai dichiarato esplicitamente. Solo, ed esclusivamente, attraverso le tue tracce digitali.

“Come è possibile?”

Pensa a quante volte ti sei registrato ad un servizio utilizzando il pulsante “Registrati con il tuo account facebook”. Comodo no? non devi compilare quei noiosi form. Bene, spesso (molto spesso) quel pulsante, nella migliore delle ipotesi, permette a Facebook di conoscere i siti che stai utilizzando, nel peggiore dei casi permette al Sito dove lo utilizzi di accedere alla tue informazioni del profilo, ai tuoi post, alle pagine a cui ha messo “mi piace”.

“Ma tanto non ho nulla da nascondere”.

Questo lo credi tu. Sappi che tutti i tuoi post, tutti i contenuti che carichi (immagini, post), il tempo che spendi su un post, i “mi piace” o i commenti che lasci vengono tracciati, analizzati, classificati.

Grazie all’analisi dei soli testi è possibile dedurre il tuo profilo psicologico. Non ci credi? prova a vedere il test della Camdridge University (“Psycholinguistic Trait Prediction“) o controlla come vieni profilato sulla base delle pagine che segui su Facebook (“Facebook Like Profile” sempre della Cambrigdge University).

“Ma cosa ci fanno con queste informazioni?”

Tante belle cose, come ad esempio mostrarti i post che possono maggiormente interessarti o le cui idee ti sono più affini, le pubblicità personalizzate sulla base dei tuoi gusti. Solo per citare gli impatti più evidenti.

Hai mai sentito parlare di Filter Bubble? E se ti stai chiedendo “ma qual è il problema?“, allora abbiamo un problema. Si, perché il pericolo grosso della filter bubble è di farti vedere il mondo solo dal TUO punto di vista convincendoti che TU hai la verità, facendoti ignorare che al di fuori esiste chi la pensa diversamente da te e, se esiste, ha torto. Ma non credere, anche chi la pensa diversamente da te, ti vedrà esattamente allo stesso modo.

Si chiama Polarizzazione dell’opinione attraverso il rafforzamento delle convinzioni. Nella forma base è, per l’appunto, il proporre contenuti in linea con il tuo pensiero. Nella sua forma più evoluta, è la proposta di contenuti che all’apparenza sono distanti dalla tua opinione, ma tali (per contenuto, fonte e/o forma espressiva) da scatenare il rigetto verso l’argomentazione e, quindi, rafforzare la posizione di partenza.

Non pensare che sia solo un puro esercizio teorico. Ti faccio un esempio. Ti ricordi la campagna per il referendum costituzionale? In quel periodo probabilmente nella tua timeline di Facebook avrai notato che la maggior parte dei post relativi all’argomento erano affini alle tue idee o, quando distanti, tali da farti convincere ancor di più che avevi ragione. Avrai avuto la percezione, quindi, che il risultato sarebbe stato quello che tu ti aspettavi, a prescindere dall’esito finale.

Sbaglio ? (se ti va, scrivilo nei commenti).

E cosa sarebbe succederebbe se queste potenzialità fossero utilizzate per manipolare la tua opinione e indirizzarla verso il risultato voluto ?

Fantascienza? ancora una volta no. Esistono agenzie specializzate nel marketing comportamentale che fanno uso dei big data per la creazione di campagne personalizzate. Sì, anche in politica. Ne parleremo un’altra volta.

Scheda riassuntiva

In sintesi ecco cosa è utile tenere costantemente presente:

  • ogni volta che sei connesso a Internet lasci delle tracce digitali [dati];
  • i dati possono essere distribuiti su diversi dispositivi o siti [database];
  • queste tracce vengono sempre collegate tra loro attraverso sistemi di aggregazione (pulsanti di registrazione, indirizzi email, numero di cellulare) [Connessioni];
  • l’unione di questi database rappresenta i [Big Data];
  • una volta collegate queste tracce, è possibile dedurre (predire) diversi aspetti che ti riguardano (ad es. profilo psicologico e comportamentale, preferenze, visione, idee politiche e religiose) [Inferenze]
  • queste inferenze vengono utilizzate per elaborare strategie volte a raggiungere un determinato risultato sociale, commerciale o politico.

Vedere per credere (link utili):

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