Italian Social Media Emargination

Social Media Emargination

Image Source: Ninja Marketing

Sono rammaricato e in parte frustrato nel vedere come l’Italia, il sesto paese europeo per numero di utenti internet, abbia un approccio snob e “nazionalista” nell’utilizzo del mezzo. L’italiano interagisce e pubblica solo in Italiano e, tutto ciò che è in Inglese, semplicemente lo snobba. Un nazionalismo molto probabilmente dettato da mancanza di conoscenza della lingua (l’Italia è al 23° posto per l’indice di conoscenza dell’Inglese).

Ho visto molti giornalisti e blogger italiani rinunciare all’utilizzo del britannico idioma in favore di quello tricolore. E sono convinto che la loro non sia stata una scelta voluta, ma di necessità. Chi ha tentato di adottare l’inglese come lingua ufficiale della propria attività in rete, ha sicuramente registrato un calo drastico di partecipazione.

Il problema non è il campanilismo o la sudditanza all’imperialismo anglosassone, ma di relazione e comunicazione ed anche di opportunità. L’inglese resta pur sempre la lingua straniera maggiormente diffusa al mondo come seconda lingua. Un paese che si sta sforzando per tenere il passo con il mondo e magari è anche fucina di idee e tendenze, isolandosi dal contesto globale per la mancanza di conoscenza della lingua internazionale, resterà continuamente fanalino di coda dello sviluppo mondiale ed emarginato.

 

Guida a LinkedIn – Per un po’ di chiarezza

Guida a Linkedin - Simone FavaroCon questo post inizia un percorso per capire ed imparare ad usare meglio LinkedIN, il più noto dei business network. Lo scopo non è solo quello di dare note tecniche di utilizzo dello strumento, ma di capire la logica sottostante al business networking e alle sue applicazioni nel business.

La guida, quindi, è suddivisa in due parti. Iniziando dall’esplorazione delle funzionalità messe a disposizione dal network – che costituirà la prima parte – successivamente vedremo alcuni casi di utilizzo suddivisi per scopo di utilizzo e per tipologia di settore. Tutti i post saranno raccolti nella pagina “Guida a LinkedIN”.

Business Networking, chi è costui?

Linkedin è un business network nato per offrire ai suoi iscritti la possibilità di creare opportunità di business. Senza entrare nel dettaglio del Business Networking, è importante capirne la definizione e i principi di funzionamento per comprendere al meglio il fenomeno Linkedin.

Il termine business networking o “fare rete di affari” è una attività socio economica per la quale gruppi di individui con medesimi interessi si riconoscono, creano e agiscono attorno ad opportunità di business. In termini molto più semplici, il business networking non è altro che il creare gruppi di interesse attorno allo sviluppo di opportunità legate al mondo degli affari.

Il business networking è una pratica ricorrente nelle aziende, ancor prima dell’avvento di internet. E’ quella pratica per cui si ricercano partner, clienti, fornitori e si basa su uno scambio reciproco di beni / servizi e valori. Può avvenire in modo “istituzionale“, ad esempio attraverso le reti commerciali, i meeting e gli eventi aziendali o in modo “informale“, con club e associazioni quali, a titolo di esempio, i Lions e Rotary Club.

L’avvento di Internet e del social web ha esteso la possibilità del business networking informale dando l’opportunità a ciascuna persona di creare la propria rete di relazioni e di raggiungere contatti che, in passato, richiedevano di percorrere i 6 gradi di separazione con un evidente impegno maggiore di tempo e risorse.

Ma prima un po’ di storia.

LinkedIN è ormai il business network per antonomasia ed un network che, con i suoi 150 milioni di utenti, può essere considerato maturo. Rispetto a facebook, la sua crescita è sempre passata sotto silenzio anche se, a partire dal 2008, ha progressivamente attirato l’attenzione prima della rete, poi delle testate di settore ed infine dei mass media sino alla sua quotazione in borsa avvenuta a maggio 2011, con cui l’azienda di Mountain View è divenuta la prima quotata nel settore dei Social Network.

Il suo sviluppo è ancor più impressionante, se si iniziano ad analizzare i dati dalla sua fondazione nel 2003. Nel suo primo mese di vita, Linkedin fece registrare circa 4.500 mila utenti per raggiungere, nel 2006 la cifra di 8 milioni di utenti attivi. Tanto per fare un paragone, nello stesso anno Facebook contava 12 milioni di utenti. Dal 2006 in poi il Business Network fece registrare un tasso di crescita annuo attorno al +75%. Dato non impressionante se confrontato con il +132% annuo di Facebook ma comunque molto significativo se si considera che non siamo difronte ad un servizio di enterteinment come quello dell’azienda di Zuckerberg.

LinkedIN in Italia

In Italia Linkedin inizia a conoscere il proprio successo tra il 2007 e il 2008, grazie in particolare a MilanIN, il social business network nato all’interno di LinkedIN – per iniziativa di alcuni professionisti – da cui è nata la Federazione ClubIN. In quegli anni, tuttavia, il numero di utenti Italiani era inferiore al milione. Si dovrà attendere il 2010 perchè il network registri circa 1,1 milioni di iscritti nel bel paese. In meno di 2 anni questa cifra – complice anche la situazione economica nazionale e mondiale – aumenta a 3 milioni di iscritti, ancora prevalentemente concentrati nel settore IT ma con una significativa crescita in altri, in particolare Marketing & Advertising e Management Consulting.

Klout, limiti e suggerimenti per sopravvivere allo score

Klout è probabilmente il più famoso servizio di misurazione dell’influenza. Partendo dall’analisi della nostra attività sui social media e delle interazioni generate, Klout assegna un valore (score) che sintetizza il nostro grado di influenza all’interno della nostra rete di contatti.

Lo score è il risultato combinato di tre fattori: True Search, che misua quante persone realmente raggiungiamo con I nostril contenuti; Amplification, la probabilità con cui il nostro network risponderà ai nostri contenuti; Network Impact, infine, misura il grado di influenza della nostra rete di contatti (maggiore è l’interazione con persone influenti, maggiore sarà il nostro valore di Network Impact).

Anche se l’algoritmo nel corso del tempo è stato affinato e reso più preciso, è facile rilevare ancora la presenza di un limite logico nel calcolo. Klout, infatti, modifica lo Score anche quando non agiamo nei network e non pubblichiamo alcun contenuto.

Per motivi personali, all’inizio per una decina di giorni all’inizio di Febbraio sono stato completamente assente dalla rete. Guardando l’andamento, ho notato in quei giorni un “tracollo” dello Score assegnato da Klout.

Anche se, secondo l’“Understanding Klout Score”, “Essere attivo è differente dall’essere influente” (e così dovrebbe essere), la sequenza logica adottata da Klout sembra essere: se non sei attivo, non generi conversazioni e, se non lo fai, perdi la tua reputazione e la capacità di essere influente. Una logica in parte confermata da una frase pubblicata nella sezione “Influence is built over the time”:

 [So] being inactive over the weekend or taking short break won’t have a major impact on your Score, but if you’re inactive for longer periods your Score will decrease gradually

Se essere attivi è differente dall’essere influenti, perché lo Score diminuisce se me ne sto fermo per più di 3 giorni?

Sarebbe forse più attendibile se, in caso di inattività, lo score venisse congelato e aggiornato nuovamente una volta tornati attivi. In questo modo, bilanciando le reazioni ottenute con il tempo trascorso e l’argomento che le genera (o non le genera), si otterrebbe un indice che misura realmente il grado di penetrazione, la capacità di engagement e quindi il grado di influenza reale.

COME FARE?

Fin tanto che le cose stanno così, è necessario giocare con le loro regole e adottare qualche accortezza:

  • Tenere limitato il numero di network su cui far calcolare lo Score. Se non si riesce ad essere presenti attivamente ovunque, è meglio collegare a Klout solo quelli in cui siamo maggiormente attivi e generiamo maggior engagement. [Anche se il team di Klout suggerisce che aggiungere più network in realtà aiuta il tuo punteggio]
  • Cercare di coinvolgere le persone più influenti. Anche se l’inteazione con i “comuni mortali” non danneggia il punteggio, l’interazione con gli “influencer” lo migliora.
  • Pubblicare e condividere solo ciò che funziona. Se si vuole mantenere un punteggio alto, la sperimentazione non è una buona soluzione. Pubblicare solo ciò per cui si è ritenuti influenti e in grado di generare interazione.
  • Non rimanere inattivivi per più di 2 – 3 giorni. Come detto, dopo questo periodo lo score inizierà a diminuire gradualmente (e recuperarlo non è facile)
  • Non essere degli spammer. Più si pubblica, e maggiore e l’engagement atteso da Klout. E’ quindi importante creare pochi ma buoni contenuti più di condividere tutto ciò che ci passa sotto mano. Il nostro obiettivo è pur sempre fornire contenuti di valore ai nostri interlocutori.

 

 

 

Nota: Questo post è stato tradotto e riadattato da Klout: What’s wrong and how to keep your score up

Klout: What’s wrong and how to keep your score up

Klout

Klout is probably the most famous service for measuring influential people. Basing on your activity on social media and reaction you generate, Klout assigns to you a score that summarizes how much you are influential on your network.

The Score is the combined result of three indexes: True Reach, that measure how many people you really reach with your content; Amplification probability, the likelihood that your network respond to your content; Network Impact measures how much influential is your network (the more interact with influential people, the higher will be your Network Impact)

Even if the algorithm has been improved in order to get more accuracy in the evaluation, there is still a “logical” bug. Indeed Klout modify your score also when you’re not engaging in social media.

In the past 10 days, due to personal issues, I couldn’t access to my networks and create or share any contents. Since the 1st February my Klout Score started to decrease.

Also if, according to “Understanding Klout Score“, “Being active is different than being influential” (it would be the right approach”), the logical chain seems to be: if you are not active, you can’t generate conversantion and, if you don’t, you loose your reputation and your capability to be influential. It is confirmed by another statement in the “Influence is built over the time” section:

[So] being inactive over the weekend or taking short break won’t have a major impact on your Score, but if you’re inactive for longer periods your Score will decrease gradually

It is a non sense. If being active is different than being influential, why my score will decrase if I am inactive for more than 3 days?

A good improvement of algorithm would be to freeze your klout score when you’re not active and to calculate again when you publish about a topic you were recognized as influential. Time wouldn’t affect negatively Klout Score. Better, it can but only if your “impact” and your engagement capability has been changing during this period. If reaction will be large, the elapsed time will increase your score. On the other hand, it will descrease.

Anyway, here some tips to get your Klout Score Up:

Keep limited the number of networks measured by Klout. If you can’t monitor every network you have signed up, Link only those you are sure you can monitor and you can interact with. [Also if Klout suggests that "adding more network" helps your score]

Try to engage the most influential people. Even if the interation with non-influendial don’t affect your score negatively, interaction with influential improve it.

Just publish what is working. If you want to keep an high klout score, experimenting is not a good solution. Post only what is surely able to generate interaction and engagement.

Don’t be inactive for more than 2 or 3 days. After this time, as Klout say, your score will gradually decrease.

Don’t be a spammer. The more you publish, the more engagement they expect. It’s important to create few and good contents more than “share, share and share”.

Y-Generation: Linkedin, personal branding and reputation

Y-Generation doesn’t pay attention at social network as professional tool. I was told about it when I was invited for a speech at Ekonomi Universitesi in Izmir and I got it again last week at University of Ca’ Foscari in Venice. Invited by Gianluigi Cogo to talk about how to use Linkedin for career, I observed that a large part of students not yet have signed up a LinkedIN profile, prefering Facebook. Furthermore Facebook is mostly used as a entertainment tool.

These highlights matches with the JobVite data I used for my speech. Indeed the Social Media Recruiting Survey 2011 shows that less than 40% od job seekers has a LinkedIN profile and 86% of Companies use LinkedIN in order to hire talents.

During conversation with students, I also guessed the low attention to the personal privacy and as well to the potential impact of shared contents on their career. The common approach is “I share only with my friends” but they didn’t image that information published could be used by recruiters or companies.

Perhaps personal branding and reputation have to be driven before to students and then professionals.