Iron Sky in Inghilterra. Solo per un giorno.

E’ polemica tra il team di Iron Sky ed il distributore per l’inghilterra, Revolver Entertainment. A quanto si legge nella pagina facebook, nel sito ufficiale e nelle email spedite dal  team ai fans, Revolver Entertainment distribuirà il film nelle sale inglesi a partire dal 23 Maggio lasciandolo solo per un giorno e mai più.

Iron Sky è una produzione Finlandia, Germania e Australia ispirata alla leggenda degli UFO nazisti. Ambientato nel 2018, narra la storia di nazisti che, dopo essere stati sconfitti nel 1945, erano volati sulla Luna dove hanno costruito una nave spaziale ed ora sono pronti a conquistare la Terra. E’ agli onori della cronaca – quanto meno in rete – per essere tra i più riusciti esperimenti di utilizzo del “crowd” applicata alla produzione cinematografica. Costato circa 7.5 e presentato alla Berlinale dello scorso febbraio, il film ha incassato circa 2 milioni di euro solamente nel primo weekend (IMDB).

Nella nota rilasciata dal team non sono chiari i motivi della decisione di Revolver, ma solo l’intenzione della casa produttrice di adottare la strategia “solo-un-giorno”:

Revolver misled us by assuring us a proper cinema release during the production, but came out suddenly and last minute with their new plan, the one-day-only release, and refused to listen to our arguments against it

E’ ipotizzabile che la casa distributrice abbia in mente per Iron Sky solo la distribuzione domenstica. Infatti, nella pagina dedicata al DVD, la data di rilascio ufficiale è il 28 Maggio (5 giorni dopo l’uscita nelle sale). Questo spiegherebbe la permanenza così breve nelle sale. Inoltre, sembra che il DVD non conterrà gli extra ed i materiali raccolti dalla produzione appositamente per la distribuzione domestica:

It’s also a major middle finger to the fans, followers and investors who have been following the production for years and now suddenly have only few hours to run to the theater, and then enjoy their quickly rushed DVD and Blu-Ray release. A release that will be missing all the material we’ve planned for it – documentaries, commentaries, artwork and whatever we’ve gathered during our six long years of production.

La Produzione si sta rivolgendo ai fan per fare pressione sul distributore affinché cambi il proprio piano. Sembra, comunque, che Revolver stia ignorando le richieste e voglia perseguire i suoi intenti.

Riuscirà la rete a influenzare il cambiamento?

Customer service. Turchia batte AL-Italia

Fossi stato in Gigi Cogo mi sarei inviperito anche io con Alitalia. Soprattutto dopo aver provato i livelli di customer service in Turchia. Negli ultimi due mesi, qui in casa, abbiamo avuto due esperienze fantastiche, una con il servizio assistenza dello scaldabagno e una con Hepsiburada.com, il più popolare sito di e-commerce in Turchia.

Esperienza 1. – Lo scaldabagno con il servizio GOLD

Customer Service - lo scaldabagno con servizio GOLD

In quale giorno può avere problemi lo scaldabagno? Ovviamente il sabato pomeriggio. Ci accorgiamo che la temperatura dell’acqua, pur essendo spento, non scende e che da una delle valvole (probabilmente a causa della pressione) gocciola acqua.

Chiamiamo il servizio assistenza che ci risponde immediatamente (!). Spieghiamo il problema e l’operatrice ci da già un supporto di primo livello e, comunque, ci dice che avrebbe verificato la disponibilità di un tecnico e ci avrebbe richiamato nell’arco di pochi minuti.

Dopo 15 minuti la stessa operatrice chiama (!!) e ci dice che, se per noi va bene, il tecnico potrebbe venire da noi lunedì pomeriggio a partire dalle 15.00.

Lunedì alle 15.30 arrivano in 2, armati anche di sacchettini per coprire le scarpe (casa non si sporca – !!!) e fortunatamente in 15 minuti ci sistemano il problema.

Costo dell’operazione: 30 Lire Turche (poco più di 10 Euro) (!!!!)

Dopo due giorni, il servizio Clienti ci chiama nuovamente per sapere se fosse tutto a posto o se il problema si fosse ripresentato (!!!!!!).

Esperienza 2. –  Restituzione e rimborso in 3 giorni

Abbiamo acquistato da Hepsiburada.com un profumo. All’arrivo del prodotto ci siamo accorti che era un “falso”.

Contattato subito il servizio clienti, ci hanno spiegato come aprire la pratica di controllo sul sito. E’ stato sufficiente inserire il numero di ordine e di fattura riportato in bolla per ottenere un codice che abbiamo indicato nella bolla di spedizione del corriere che, con spese a loro carico, ha riportato il prodotto.

Dopo due giorni dalla spedizione arriva una email in cui ci informano che avrebbero rimborsato il prezzo (circa 99 lire – 45 euro). (:-o)

24 ore dopo arriva la notifica della banca che ci conferma lo storno dell’importo.

L’impressione che ho ricavato in questi mesi è che oltre alla gentilezza degli operatori, le aziende abbiano anche processi di gestione ben definiti. Onestamente non ho mai trovato servizi così efficienti in Italia. Voi, sì?

Occhio allo strillo

journalism, news

Lo strillo nel linguaggio giornalistico è il titolo sulla prima pagina dei quotidiani il cui articolo continua nelle pagine interne. Il suo scopo è quello di dare la notizia e richiamare all’approfondimento.

Ma cosa succede se lo strillo da una notizia falsa o parzialmente vera? Solo oggi mi sono capitati tre esempi. Il primo con Ninja Marketing che titola “Perché un naming sbagliato può far fallire la tua startup?”. Leggo l’articolo e, come ho commentato sulla pagina dei Ninja “nell’articolo si parla di icone, brainstorming e di tutte le cautele necessarie a una buona pianificazione… Ma sul naming ben poco”.

Poi guardo il video de IlFattoQuotidiano che strilla «Amato: “31mila euro di pensione? Non è vero quello che dice Grillo”». Peccato che nell’intervista, alla domanda della Giornalista: “E’ vero che prende 31 mila euro al mese di pensione?”, lui liquidi con una fugace risposta: “Non è vero”, senza dire “Non è vero quello che dice Grillo”. Solo in chiusura di filmato si sente la giornalista dire “Ma Grilllo dice che…”. Taglio. Fine Filmato.

Terzo e, per il momento, ultimo caso è il servizio dell’emittente locale Telechiara postato su YouTube: “02.05.12 I Giovani della caritas tra Media e realtà“. 4 minuti di servizio di cui 1 minuto relativo all’iniziativa della Caritas di Vicenza e i restanti 3 minuti di marketta alla rivista “Scarp de Tenis“.

Lezioni imparate:

1 – il titolo non sempre corrisponde al contenuto
2 – un titolo può falsare la realtà
3 – un buon titolo cattura l’interesse, ma non sempre soddisfa le aspettative

Se l’avesse fatto una agenzia di pubblicità, probabilmente sarebbe arrivata una denuncia per “Pubblicità Ingannevole”. Voi che ne dite?

Sul concetto di mulo digitale

Aside

Leggo con molto interesse il post pubblicato da Giorgio Soffiato su Marketing Arena e sostanzialmente lo condivido tutto, eccetto su un punto:

La dif­fe­renza sta tutta in que­sto “farsi il culo”, nel lavo­rare un’ora più degli altri e nel capire che que­sto un domani por­terà a qual­cosa di pro­prio

Sono nato e cresciuto in Veneto, la regione in cui si lavora come “mussi” – per chi non lo sapesse, il termine indica il “mulo”. L’impresa del miracolo del Nord Est era una produzione artigianale / industriale di oggetti. La produzione era fisicamente legata al fattore tempo, pertanto se la produzione di 1 divano mi richiedeva 1 ora, 10 divani mi richiedevano 10 ore. Chiaro è, quindi, che più ore lavoravo, più avrei prodotto.

Nell’economia digitale o per le professioni manageriale la correlazione tempo di lavoro uguale produttività non regge per alcuni motivi: una riga di codice non è uguale all’altra, un piano di marketing non è uguale ad un altro; la mente ha dei tempi di produttività limitati e, sottoposta a ritmi elevati, non solo non è produttiva e perde l’attenzione e la cura del dettaglio.

Adottare la tempo-produttività nell’economia digitale è economicamente svantaggioso. L’economia dei servizi è ad oggi ancora vincolata ad un legame costo/ora. Pertanto più ore lavoro, maggiore è il costo del servizio. La differenza tra un professionista e un bravo professionista, quindi, è proprio questa: lavorare un’ora in meno e ottenere lo stesso risultato che un altro otterrebbe lavorando un’ora in più. L’impatto sulla redditività è evidente.

Purtroppo l’equazione tempo = produttività è uno dei motivi alla base di grandi problemi che abbiamo riscontrato nel mondo del lavoro e nell’economia. Molte aziende, per incapacità organizzativa, hanno fatto dello straordinario una questione ordinaria gravandosi di “costi di produzione” esagerati, costringendole ad erodere il margine operativo lordo. Per ovviare a questo problema, molte adottano contratti di consulenza o collaborazione al fine di svincolarsi dalla variabile costo/ora. Chi non lo ha adottato, o si è trovato fuori mercato o ha cercato persone a basso costo, accontentandosi di competenze inferiori e, quindi, abbassando la qualità del servizio ricevuto ed erogato.

Un aneddoto. Anni fa un amico che lavorava in una Agenzia di Pubblicità a Londra, mi raccontò che il suo capo fu licenziato perché il team che guidava – composto da 15 persone – in un mese fece 10 ore di straordinario. La direzione valutò la sua prestazione come dannosa per la produttività dell’azienda.

[GUIDA A LINKEDIN] Primo contatto

La creazione della rete dei contatti è la fase più scontata ma anche la più importante nell’utilizzo di LinkedIN. Secondo le Policy del network, all’utente è consentito aggiungere solo le persone che conosce:

[Don't undertake the following]

5. Invite people you do not know to join your network;

Questo principio parte dalla “istituzionalizzazione” dei sei gradi di separazione, secondo cui ogni persona “può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari“.

LinkedIN, infatti, offre due metodi per collegarsi a qualcun altro:

  1. connessione diretta, inviando direttamente la richiesta al destinatario;
  2. connessione indiretta (o introduzione), richiedendo a qualcuno della tua rete di presentarti alla persona

Secondo le regole di LinkedIN, il primo metodo è utilizzabile solo ed esclusivamente quando si conosce la persona. Il secondo, che formalizza il concetto dei 6 gradi di separazione, quando non si ha una conoscenza diretta.

GLI STRUMENTI PER CREARE IL PROPRIO NETWORK

1. Importare la propria rubrica

Il primo passo è quello di collegare all’interno di linkedin la propria rete di relazioni. Per questo LinkedIN mette a disposizione strumenti di importazione della propria rubrica. Il sistema ricercherà al suo interno le email presenti nella rubrica e proporrà le persone a cui inviare la richiesta.

[Guida a LinkedIN] Add Connections

Dal menu principale Andare su Contacts > Add Connections. Nella pagina che si presenta abbiamo tre possibilità:

  • Importare la rubrica da una webmail quale, ad esempio, GMAIL, Yahoo, ecc.
  • Importare la rubrica da un client di posta (es. Outlook, ThundirBird, ecc.)
  • Scrivere direttamente gli indirizzi di posta separati da una virgola

Le prime due opzioni sono utili nel caso in cui si abbia un ampio numero di contatti e si voglia controllare chi è su LinkedIN. La terza opzione agevola il processo quando si voglia aggiungere un numero limitato di contatti.

In tutti e tre i casi Linkedin, prima di inviare l’invito, propone una lista dei nomi degli utenti che risultano essere iscritti. E’ possibile quindi scegliere chi invitare. Successivamente viene proposto un elenco di email e nomi che non risultano essere attualmente iscritti a LinkedIN. Possiamo, quindi, decidere di invitare queste persone ad iscriversi.

ATTENZIONE: Linkedin fa un controllo solo sulle email. Pertanto un nostro contatto potrebbe essersi iscritto con una email differente rispetto a quella che abbiamo. E’ sempre opportuno verificare che effettivamente non sia iscritto prima di inviare un invito.

2. Aggiungere (ex) colleghi e compagni di scuola

Le persone che ci conoscono possono essere i nostri primi sponsor. Ecco, quindi, che Facebook LinkedIN permette di ripercorrere la propria vita professionale alla ricerca di colleghi e compagni di scuola/università e per aggiungerli alla nostra rete.

[Guida a LinkedIN] - Trovare (ex) colleghi e compagni di scuola

Accedendo al link Contacts>Add Connections e selezionando la voce Collegues, linkedin propone la lista delle nostre esperienze professionali e il corrispondente numero di utenti che, nel loro profilo, hanno la stessa azienda. E’ possibile, quindi, visualizzare l’elenco e selezionare le persone che vogliamo aggiungere alla nostra rete.

Procedura simile per la ricerca dei compagni di scuola. Una volta selezionato l’istituto/università di interesse, viene presentata la statistica della carriera che hanno intrapreso le persone che hanno frequentato con noi. Informazioni quali “città di lavoro”,  compagnia e posizione ricoperta sono rappresentati in modo quantitativo.

[Guida a LinkedIN] cosa fanno i nostri compagni di università

Successivamente vengono proposti, sottoforma di anteprima, i profili degli utenti che hanno frequentato quell’istituto (ordinati per grado di separazione e ordine alfabetico).

3. Persone che potresti conoscere

“People you may know” è probabilmente la funzione più interessante per trovare nuovi contatti. Partendo dal nostro profilo e analizzandone le informazioni (es. città, aziende ruoli, tipi di contatti già presenti nella nostra rete, ecc.), Linkedin propone profili sintetici di persone che potenzialmente potremo conoscere. Ottimo strumento, quando si cercano nuove opportunità.

4. Ricerca avanzata

Un altro metodo per ricercare i contatti è la ricerca, disponibile in modalità semplice o avanzata. La semplice è costituita da un box posto in alto a destra della pagina in cui possiamo ricercare profili per Nome e Cognome o Società, ecc. Particolarmente utile è la funzione di ricerca avanzata, che permette di specificare più puntualmente il tipo di contatto ricercato. Alcune funzioni, tuttavia, sono accessibili solo da account Premium a pagamento. Tali funzioni permettono la ricerca per livello aziendale, interessi, anni di esperienza… e sono particolarmente indicate per i recruiter.

5. Introduzioni

L’introduzione, come detto all’inizio, è quel metodo di richiesta contatto che si basa sulla richiesta a qualcuno presente nel network di presentarci a chi non è direttamente raggiungibile da noi.

Supponiamo, per esempio, di voler contattare Mario Rossi, di non avere il suo indirizzo email e di non condividere alcun gruppo. Visitando il profilo, sulla destra della scheda riassuntiva, troviamo l’opzione “Get Introduced Through a connection”. Cliccando sul link si aprirà una finestra che indica chi, nella nostra rete, può aiutarci a raggiungere Mario Rossi.

A questo punto, ci verrà chiesto di preparare un messaggio per Mario Rossi e uno per il contatto che deve inoltrare la richiesta. Ecco, quindi, cosa succede:

  1. Chiedo una introduzione al Giuseppe Verdi per contattare Mario Rossi;
  2. Giuseppe Verdi se non è collegato direttamente a Mario Rossi, lo inoltrerà a uno dei suoi contatti;
  3. Il punto due sarà ripetuto da ciascuno degli intermediari che ci separano da Mario Rossi;
  4. Mario Rossi riceve la nostra richiesta.

Si tenga presente che nell’account Base di LinkedIN, sono disponibili al massimo 5 introduzioni. Queste introduzioni si azzereranno solo se il destinatario accetterà o rifiuterà la connessione. Se non prende una decisione e ci lascia sospesi, le introduzioni risulteranno occupate e non potremo più farne.

La relazione innanzitutto

A parte il caso delle introduzioni, al momento della richiesta di contatto viene richiesto da LinkedIN di indicare il tipo di relazione che sussiste tra noi ed la persona che vogliamo contattare. Qualora si dicesse che non si conosce personalmente, LinkedIN non permetterà di contattarla.

Tra i motivi di contatto, comunque, è ammessa anche la conoscenza “virtuale”, ovvero di persone che pur non avendo conosciuto fisicamente, sono contatti che appartengono a Gruppi che frequentiamo. ( Sui gruppi e sul loro utilizzo ne parleremo altrove).

[Guida a Linkedin] aggiungere contatti alla rete

E’ consigliabile, comunque, accompagnare l’invito con un messaggio personalizzato per circoscrivere il motivo del contatto. Non è una regola scritta, ma semplicemente “buona educazione”.

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