Marketing, Communication and Social Media
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  • Principesse alla Riscossa: portare una donna vera in copertina

    Posted on March 10th, 2010 Simone Favaro No comments

    Principesse alla riscossa - post digital communication

    Vi ricordate di Cenerontola, il progetto virale creato da Davide Nonino per promuovere il proprio libro? Bene, quel progetto inizialmente viral-markettaro è diventato un vero e proprio movimento per dare visibilità a tutte le Cenerontole, che non trovano spazio nella stampa mainstream. Sono oltre 2500 le Cenerontole iscritte alla Fanpage, che quotidianamente postano i propri pensieri.

    Ora il movimento esce dal virtuale ed entra nel reale. Così, nasce “Principesse alla Riscossa“, per dar voce e volto alle principesse con la O.  Ecco cosa accadrà, dalla stessa voce di Cenerontola:

    [...] faremo una lista di riviste/giornali dove noi VERE principesse non veniamo neppure calcolate se non perché qualche volta tocca parlare e dire con buonismo che abbondante è bello!!! Poi spedirò personalmente dal mio castello delle VERE lettere a tutte le redazioni di queste riviste in cui diremo la NOSTRA, ovvero racconteremo quali sono le DONNE VERE DI OGGI. Il nostro obiettivo? Portare una DONNA VERA in copertina o anche solo una nostra frase stampata in una pagina (ma noi voliamo alto e puntiamo alla copertina hihi…)!! Cosa conterrà la lettera? Un’introduzione di due righe in cui si spiega cosa significa essere CenerOntole (quindi non le solite principesse, proprio come spiego sulle info qui di questa pagina) + tutte le vostre frasi, niente più.

    Come partecipare? Scopritelo nella FanPage di CenerOntola!

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  • Sesto Potere: PadovaNews amplificherà le notizie dei followers

    Posted on February 23rd, 2010 Simone Favaro 1 comment

    Padova News farà da amplificatore ai propri followers che pubblicheranno tweet con tag #pdnews. La notizia è stata veicolata dalla stessa redazione ieri su Twitter:  PadovaNews farà un retweet dei post che utilizzeranno il tag e le cui notizie saranno il più complete possibili.

    Sesto Potere - Il Tweet di Padovanews

    Padova News – il quotidiano di Padova On Line – è il primo organo di informazione mainstream che ha iniziato ad utilizzare #pdnews subito dopo la mia proposta, sempre via twitter, di aggregare le notizie relative a Padova con l’hashtag #pdnews. L’idea deve essere piaciuta, visti i retweet alla proposta e l’utilizzo dell’hashtag da parte di alcuni.

    La proposta era nata lo stesso giorno del post sulla micro e macro informazione che, a sua volta, si basava su riflessioni fatte in merito all’informazione iperlocale, di cui Mirano Community Network è probabilmente tra i primi esperimenti.

    Oltre a #pdnews, come ho pubblicato su FriendFeed [RSS Link] via GoogleBuzz, esistono i tag: #venews per Venezia, #tvnews per Rovigo, #vrnews per Verona, #vinews per Vicenza, #vennews per il Veneto. In sintesi si tratta di costruire un hashtag composto da: # +  [sigla provincia] + news e di renderlo disponibile ai propri follower per taggare le notizie territoriali

    PRECISAZIONI

    Ho commesso un errore di valutazione. PadovaNews di Twitter non è collegata al quotidiano on line PadovaNews precedentemente indicato.

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  • AmeliaCamp e i 28 blogger veneti

    Posted on February 22nd, 2010 Simone Favaro 4 comments

    In realtà AmeliaCamp è il nome improvvistato da Andrea Casadei mentre stavamo assaggiando le ottime sottilette di gambero e merluzzo su letto di radicchio biologico.

    Eravamo in ventotto – almeno secondo la questura – e tutti blogger veneti  (Venezia, Verona, Vicenza, Treviso, …) che Gigi Cogo ha riunito sabato 20 scorso al Ristorante Dall’Amelia a Mestre.  Anche più del previsto, visto che alla fine abbiamo dovuto aggiungere un tavolo, altrimenti non ci si stava.

    Iniziative di questo tipo sono la dimostrazione delle grandi potenzialità che si possono manifestare nella rete. Infatti non è stata solo l’occasione di incontrarsi, ma anche di discutere di progetti e attività, dal VeneziaCamp a nuove iniziative tutte volte a unire competenze, conoscenze e passioni per creare qualcosa di concreto: progetti che non rimarranno parole. In queste occasioni si  può realmente capire che la tecnologia è solo l’ultimo anello dell’innovazione.

    E quale migliore contesto di un ambiente informale, dove la discussione è stimolata dagli ottimi piatti, ciascuno dei quali accompagnati da una presentazione? Quel risotto al nero di seppia su letto di crema di zucca era veramente meraviglioso…

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  • Informazione micro e macro: ecco perché può funzionare

    Posted on February 18th, 2010 Simone Favaro 4 comments

    Sesto potere, micro-informazione, informazione mainstream, mass media

    E’ tempo di seppellire l’ascia di guerra tra l’informazione mainstream, rappresentata dai mass media, e la micro informazione di blog, social network e twitter. Mi sento di dire che l’una non esclude l’altra e che, anzi, l’una ha bisogno dell’altra.

    Oggi le posizioni sono abbastanza nette: i mass media sostengono che la micro informazione non è verificata e che, quindi, si deve stare attenti. I micro-informatori, dall’altra, vedono nel mainstream un sistema pilotato da interessi politici ed economici e, quindi, una informazione di parte.

    Da sempre sono convinto che l’informazione imparziale sia impossibile, anche quando questa si limita a riportare un fatto. L’imparzialità si esprime anche solo nel porre attenzione (volontariamente o meno) più ad un elemento rispetto ad un altro, nella scelta di una parola al posto di un’altra. Per non parlare, poi, delle fonti che vengono citate dove questa tendenza è ancor più evidente.

    Integrare la micro e la macro informazione è possibile. La micro-informazione, per la numerosità dei partecipanti, diviene parte del processo di verifica delle fonti nonché essa stessa può essere una delle fonti da cui attingere notizie. L’informazione mainstream diventa il canale di verifica ulteriore e amplificazione dei temi di interesse della popolazione. L’informazione viene creata dal basso, verificata e diffusa da quella mainstream.

    I vantaggi sono per entrambi le parti:

    • la micro informazione, per il processo di attendibilità che la caratterizza, attua una selezione naturale sulle fonti e opera una verifica misurabile e testabile quantitativamente e qualitativamente (di cui rimane traccia nella rete). Ha inoltre la possibilità di determinare l’agenda setting ed influenzare i temi sociali
    • i mass media hanno la possibilità di accedere a fonti numericamente maggiori e diversificate. Possono verificare quali sono i temi di maggior interesse e confezionare un prodotto di sicuro appeal per i propri lettori (con un evidente ritorno economico in termini di vendite e capacità di attrarre investimenti pubblicitari). Inoltre la possibilità di avere “l’appoggio” dei lettori consentirebbe di riconquistare quell’autonomia da quarto e quinto potere che in questi anni si è persa.

    Disseppelliamo il calumet della pace per creare il Sesto Potere?

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  • Io buzzo, tu twitti, egli si perde: chi vincerà nella lotta del social networking?

    Posted on February 17th, 2010 Simone Favaro No comments

    Il social networking piace al pubblico e quindi, come è naturale che sia, le aziende si buttano nello sviluppo di piattaforme alla ricerca di una fetta di mercato. Il risultato è che ci sono quasi più strumenti si socializzazione, di quanti sono gli utenti.

    Luca De Biase solleva un problema non indifferente per chi li utilizza come utente, ma indubbiamente impattante anche per le imprese: l’attenzione, richiesta sia per imparare l’utilizzo dello strumento, sia per unire e le informazioni provenienti da più fonti. Il secondo aspetto è molto delicato, specie per chi utilizza lo strumento al fine di comunicazione: all’aumentare del numero di canali e di fonti che li utilizzano, aumenta il rischio che il messaggio diventi rumore e non arrivi a destinazione.

    Ecco che nella guerra del social networking vincerà la piattaforma che:

    1. riuscirà ad integrare al meglio le sole-apps in un unico cruscotto
    2. affinerà la ricerca semantica dei contenuti
    3. organizzerà i contenuti non per persona ma per tema (tweeter lo fa bene con gli hashtag)

    Uno dei problemi che ancora rilevo sulle piattaforme è proprio questo: l’organizzazione della discussione per persona e non per argomento. Ma che discussione è se si incentra sul mittente e non sul contenuto?

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  • Panta rei, la liquidità e il brand adattivo

    Posted on February 15th, 2010 Simone Favaro 3 comments

    Eraclito lo aveva capito qualche “giorno” fa. Tutto scorre, tutto è in cambiamento e, come direbbe Bauman, chi si ferma è perduto.

    Il brand è sempre stato considerato quell’elemento del marketing che doveva dare sicurezza e stabilità. L’affiliazione al marchio, per molto tempo, è stato l’unico elemento di certezza in un contesto sociale altamente mutevole e questa sua caratteristica è alla base del successo di molte realtà aziendali.

    Nella cultura dell’usa e getta, questa certezza è minata. La fidelizzazione del cliente al marchio è diventata un mito, tanto che le politiche di customer retention si configurano quasi sempre come sequestro di persona. Provate a guardare il vostro contratto di telefonia mobile alla voce “Recesso anticipato”: chiunque troverà più conveniente attendere la naturale scadenza, piuttosto di recedere anticipatamente.

    Un tempo esistevano i brand globali. Oggi, non più o sempre meno. Forse Pepsi e Coca-cola sono marchi ancora globali. Già McDonald è un marchio glocale. Un brand a cui vengono associati prodotti studiati per ciascun mercato di riferimento: un tempo McDonald basava la propria strategia sul fatto che, in qualunque parte del mondo fossi, avresti mangiato lo stesso prodotto. Oggi, mantenendo una parte di offerta globale (solo nel marchio di prodotto e non negli ingredienti), il marchio aggiunge valori locali associati alla cucina tipica del territorio.

    I Brand diventano anch’essi liquidi. Mutano al mutare del contesto sociale. Si differenziano sulla base dei cambiamenti. Il loro veicolo è il prodotto. E’ il prodotto che dà valore al brand e non più viceversa. E’ stato il successo di iPod prima e di iPhone poi ad allargare il mercato di Apple e a sdoganarlo dalla nicchia che si era costruito consentendogli – grazie ad una politica di prodotto differente – di guadagnare posizioni anche nel segmento PC, monopolio del duo Intel – Microsoft.

    Il Brand Liquido, quindi, è il brand che si riconfigura attraverso un’offerta anch’essa mutevole ed in continuo adattamento rispetto al contesto sociale. Ed è un discorso valido sia nel segmento consumer sia in quello business…

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  • #fd10tag Comunicazione e Social Media: l’Italia è indietro

    Posted on February 11th, 2010 Simone Favaro 10 comments

    Al Forum della Comunicazione Digitale a Milano si è percepito tutto tranne l’innovazione

    Forum della Comunicazione Digitale

    L’Italia che innova” campava enorme sopra le teste dei partecipanti ai vari panel. In realtà di innovazione VERA non ne ho vista.
    Il mio giudizio un po’ meno a caldo del Forum della Comunicazione Digitale: parzialmente inutile. Sì, perché un po’ utile lo è stato. Ho capito, finalmente, il perché in Italia la comunicazione (anche nei social media) sia un po’ indietro e a quanto si legge nei vari tweet (che – punto a favore -apparivano in sala su un megascreen durante i vari interventi).

    Oltre ad aver sentito verità rivelate che chi si occupa di social media e di comunicazione dovrebbe conoscere molto bene (ascolto, condivisione, conversazione, partecipazione, ecc.), ho percepito solo una dichiarazione di intenti, ma non un vero e proprio approccio al problema. Il concetto che più spesso ritornava era “come sfruttare l’advertising nei social media” quasi a creare il binomio comunicazione digitale = advertising on line. Anche gli esempi mostrati – molto pochi – si riferivano a spot trasmessi su youtube. Tanto per dare l’idea, si parlava di user generated content ma i video virali mostrati erano tutte produzioni corporate.

    Per non parlare dei modelli di business. Il concetto chiave era tutto incentrato sul pagamento del contenuto. Giuliano Noci del Politecnico di Milano, che ha illuminato la platea dicendo che si passa dalla comunicazione di massa a quella mirata dopo aver fatto la lezione sulle 4C, ad un certo punto ha letteralmente urlato che i contenuti devono essere pagati e che bisogna mollare – e qui concordo – la logica del pagamento per impression e giungere ad un approccio di pagamento per contatto. Non si è mai posto il problema di un modello di business che non fosse quello dell’advertising.

    Molti panel, infine, sono state delle gran marchette da parte degli sponsor su quanto sono bravi e belli in quello che fanno. Come ha sottolineato @vincos “#fd10tag non conviene costruire un evento partendo dagli sponsor, partite dai contenuti e poi cercate gli sponsor :)

    In sintesi: un concept che poteva essere interessante totalmente sprecato. Riusciremo a realizzare degli eventi “Laboratorio” come le VeniceSessions o il VeniceCamp, dove si FA e non solo si DICE comunicazione?

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  • Virale culturale è una cosa da imparare

    Posted on February 2nd, 2010 Simone Favaro No comments

    Ecco la comunicazione del futuro. Lo spot, lascia il posto al sociale. Il product marketing classico è finito.

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  • Comunicazione a tutti i costi?

    Posted on February 1st, 2010 Simone Favaro No comments

    E voi avete qualcosa da dire?

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  • Social Web: i comunicatori non parlano la lingua dell’imprenditore

    Posted on October 6th, 2009 Simone Favaro 3 comments

    Con tutto il parlare di social media e delle opportunità a disposizione delle imprese mi domando come mai ci sia ancora un così basso tasso di penetrazione all’interno delle aziende italiane: da un punto di vista infrastrutturale, si parla del 2-3% nelle PMI.

    Come spesso ripeto, credo che una forte responsabilità l’abbiamo noi Comunicatori che probabilmente spendiamo molto più tempo nel think tanking, facendo i “pensatori”, di quanto non agiamo per diffondere effettivamente il social web.

    Il problema, a quanto rilevo da osservazioni empiriche, è l’enorme diffidenza verso tutto ciò che è social web etichettato, in ordine sparso, come “fenomeno momentaneo”, “roba da ragazzini”, “soldi buttati al vento”, “cosa che non serve alla mia attività”, “paura di commenti negativi”, …

    Le repliche a questo, mediamente, sono convegni o pubblicazioni su come fare soldi con facebook, la tua impresa nel 2.0, il facebook marketing per le PMI, ecc. Quelle cose da FUFFA 2.0 che, poi, vengono dette e scritte ancora una volta per chi ha già la sensibilità al tema e che mai riusciranno a sconfiggere le barriere dei “trogloditi” digitali.

    Come sappiamo benissimo tutti noi, quando dobbiamo creare una campagna di comunicazione la prima regola è: fare emergere il bisogno, parlare come il tuo interlocutore e rispondere alle sue domande. Premesso che non è detto che tutte le imprese debbano andare sul social web, quali sono le domande che mediamente un imprenditore pone quando deve fare un investimento? “Quanto mi costa?” e “Quanto ci guadagno?”.

    Una risposta forse gliela dobbiamo, che ne dite? Probabilmente abbiamo bisogno noi di una cultura di social web REALE e non solo ideologico.

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