Marketing, Communication and Social Media
RSS icon Home icon
  • COMUNICARE IL 2.0

    Posted on August 24th, 2009 Simone Favaro 11 comments

    Dire che il web 2.0 è una rivoluzione è un falso e antieconomico. Parlare di 2.0 come evoluzione, aggiornamento tecnologico e non rivoluzione, significa inquadrare nei giusti limiti il fenomeno e agevolarne la diffusione nelle imprese.

    Se le parole hanno ancora una valenza (e a mio avviso ce l’hanno), la cosiddetta rivoluzione del 2.0 è una bufala di dimensioni galattiche.

    Ho avuto già modo di introdurre l’argomento e di essere accusato di eresia dai network-taliban. Resto tuttavia convinto che nell’avvento del 2.0 si registri SOLO un upgrade di natura tecnologica e non una reale rivoluzione, come spesso si tende a sottolineare.

    Partiamo dalla definizione di web 2.0 diffusa attraverso Wikipedia (Inglese):

    “Web 2.0″ refers to the second generation of web development and web design that facilitates information sharing, interoperability, user-centered design[1] and collaboration on the World Wide Web. The advent of Web 2.0 led to the development and evolution of web-based communities, hosted services, and web applications. Examples include social-networking sites, video-sharing sites, wikis, blogs, mashups and folksonomies.”

    Nella prima parte si parla di una “seconda generazione” di applicazioni web che facilitano la condivisione di informazioni, l’interoperabilità., la collaborazione sul Web.

    Io ho iniziato ad utilizzare la rete a fine degli anni 80 con il mio vecchio Commodore64 collegato ad un Adattatore Telematico (modem) , collegandomi a Videotel e BBS. Già allora esistevano le community, già allora si scambiavano informazioni. L’interfaccia, certo, era a caratteri, gli strumenti limitati, la diffusione della rete non era massiva e limitata ad un nucleo ristretto di utenti, ma la collaborazione esisteva.

    Negli anni successivi arrivò il Gopher e poi l’http e la possibilità di creare pagine web. La creazione richiedeva la conoscenza dell’HTML e competenze tecniche. Già a metà degli anni 90, molti host rendevano disponibili script in Perl per la gestione dei Forum e Javascript per l’aggiornamento delle news sul sito nonché le “bacheche” dei visitatori (preludio allo user-generated-content).

    La tecnologia era quella che era e richiedeva delle competenze sicuramente non alla portata di tutti. L’evoluzione tecnologica ha permesso, prima con strumenti WYSWYG e poi con applicativi web based di facilitare la pubblicazione di contenuti e questo ha dato una spinta all’accesso. Ma è una questione meramente tecnologica

    The term is now closely associated with Tim O’Reilly because of the O’Reilly Media Web 2.0 conference in 2004.[2][3] Although the term suggests a new version of the World Wide Web, it does not refer to an update to any technical specifications, but rather to cumulative changes in the ways software developers and end-users use the Web. Whether Web 2.0 is qualitatively different from prior web technologies has been challenged by World Wide Web inventor Tim Berners-Lee who called the term a “piece of jargon”[4].”

    Nell’opinione comune il web 2.0 non è un aggiornamento a nuove specifiche, ma dei cambiamenti comulativi nel modo di sviluppare il software e un uso del web non solo come fruitori, ma produttori. Ancora una volta, anche se si continua a sottolineare il contrario, è “solo” una questione tecnologica. Il web – il cui significato inglese, troppo spesso dimenticato, è “rete” guarda caso sinonimo di network e “Net” è inclusa anche nel termine interNET, la cui particella “inter” sottolinea lo scambio tra le reti – ha sempre avuto in sé queste potenzialità proprio per le caratteristiche insite di comunicazione punto-a-punto (siamo nel 99 quando fa la sua apparizione Napster). Chiaro, la tecnologia era ed è in continuo aggiornamento e con il passare degli anni e la creazione della cultura digitale si modifica. Ma il 2.0 non è una rivoluzione, ma solo un UPGRADE tecnologico.

    Il sottolineare questo fatto non è una mera speculazione filosofica. Ha dei profondi impatti anche a livello economico. Nel mondo dell’informatica un conto è parlare di  upgrade, un altro è parlare di nuova release. Il primo richiede sicuramente investimenti inferiori rispetto al secondo. Tanto che, nel mondo business, prima di passare ad una nuova release le aziende devono essere costrette con la forza perché richiede costi di istallazione, avviamento e formazione.

    Ecco che anche da un punto di vista di comunicazione è opportuno continuare a parlare di web e di nuove potenzialità, piuttosto di annullare i punti di riferimento che a fatica le aziende hanno iniziato a far proprie per tentare di introdurre una nuova “filosofia”. Non per niente mentre alcuni parlano già di web 3.0, le aziende fanno ancora fatica ad abbandonare l’1.0. Ora se la definizione di 2.0 resta come gergo tecnico di progettazione e per addetti ai lavori, è un conto. Ma se riempiamo la testa dei nostri interlocutori con tassonomie e finte rivoluzioni, rischiamo di perdere mercato potenziale.

    Digg This
    Reddit This
    Stumble Now!
    Buzz This
    Vote on DZone
    Share on Facebook
    Bookmark this on Delicious
    Kick It on DotNetKicks.com
    Shout it
    Share on LinkedIn
    Bookmark this on Technorati
    Post on Twitter
    Google Buzz (aka. Google Reader)

Switch to our mobile site

Switch to our mobile site