Non subire il social web

Ultimamente sono un po’ latente da queste parti. Il tempo, ahimè, è tiranno e la velocità con cui si evolve il mondo non lo rende molto più docile. Dovrò anche io, prima o poi, decidermi a fare un po’ di selezione della mia presenza in rete, prima di fondermi completamente.

Proprio per questo , in questi giorni, verificavo la quantità di account che ho attivi in rete. Oltre a Facebook, Twitter e LinkedIN il numero di social cosi a cui sono iscritto ormai inizia a diventare ingestibile: FriendFeed (che non ho mai usato molto); Tumblr & Amplify (dove talvolta condivido articoli, immagini, citazioni in modo collegato); Viadeo; Meemi; Quora; … e non so quanti altri [ Anzi, se per caso trovate un mio account da qualche parte, segnalatemelo pls :)]

A questo punto: a cosa serve l’onnipresenza sulla rete quando non si riesce più a gestire gli account?

La gestione del social web è un lavoro che rischia di essere a tempo pieno e che ha dei costi, specie quando è anche uno strumento professionale e non ci si vuole limitare a “sindacare” link, ma intrattenere “conversazioni”. Detto questo per poter partecipare alla conversazione, è necessario essere presenti laddovè avviene. E non ci sono tool di monitoraggio che tengano, la presenza è presenza e se non si ha un team che può seguirla, è obbligatorio scegliere.

Ma come?

Il principio è lo stesso che vale anche per le aziende. Andando dove si ha il massimo del ritorno, tenendo aperte le porte ad altri canali, ma focalizzando gli sforzi laddove è conveniente farlo. Non è detto che FB, Linkedin, Twitter siano i luoghi giusti, non c’è una regola fissa.

L’analisi anche personale della propria presenza in rete, deve servire ad evitare di subire il social web e di non esserne soffocati. Per chi lo utilizza anche come strumento di lavoro, significa ad esempio migliorare il propira capacità di engagement e, magari, rientrare nella lista di influencer.