Il Comunicatore Post Digitale

Chi si occupa di comunicazione sui social media non ha bisogno di competenze digitali. E’ quanto sostiene Tamera su Social Media Today e mi trova completamente d’accordo.

Il “comunicatore sociale” non è un tecnico, non ha bisogno di conoscere linguaggi di programmazione o principi di design. E’ più simile al PR classico, a chi si occupa di comunicazione istituzionale in un’azienda:

What is social communications?

  • Relationship building
  • Content development
  • Outreach
  • Social platforms/ networks knowledge
  • Tagging
  • Communications planning
  • Plug-ins and WYSIWYG under standing

Chiaro che occorre la conoscenza degli strumenti, ma sono le stesse conoscenze che un comunicatore deve avere a seconda che utilizzi TV, Radio o stampa. Il social media è l’ennesimo canale a disposizione. Su TV, Radio e stampa, non occorre conoscere puntualmente come viene creata la carta, come avviene la trasmissione, certo arrichisce ma non è necessario. Sicuramente occorre conoscere i linguaggi, le modalità di fruizione da parte del target.

Allora perché parlare di “comunicatore sociale” e non semplicemente di comunicatore? Perché, come in tutte le realtà, esistono professionisti specializzati in Ufficio Stampa, Organizzazione eventi, ecc. Così esiste chi ha sviluppato esperienze nei social media. Ma questo non implica necessariamente avere delle competenze da web marketer.

2 thoughts on “Il Comunicatore Post Digitale

  1. Giorgio Jannis

    Occhio.
    Tu stai parlando di competenze informatiche, e mi trovi d’accordo con il tuo dire. Le competenze digitali sono però altra cosa, riguardando anche la sfera cognitiva (nei processi di apprendimento) e quella etica.
    E’ importante comprendere questa distinzione, per non re-impantanarci nuovamente in discorsi vecchi di lustri, che non sanno distinguere tra strumento e attività umana, e continuano a vedere il web con visione computercentrica.

    Cerca in Rete gli ultimi lavori di Calvani.
    “Una definizione semplice, ma esaustiva potrebbe essere la seguente: la competenza digitale consiste nel saper esplorare e affrontare in modo flessibile situazioni tecnologiche nuove, nel saper analizzare selezionare e valutare criticamente dati e informazioni, nel sapersi avvalere del potenziale delle tecnologie per la rappresentazione e soluzione di problemi e per la costruzione condivisa e collaborativa della conoscenza, mantenendo la consapevolezza della responsabilità personale, del confine tra sé e gli altri e del rispetto dei diritti/doveri reciproci.”

    Vedi
    http://www.scribd.com/doc/6504734/Quali-competenze-digitali-per-insegnare-al-tempo-del-web20
    http://209.85.229.132/search?q=cache:9BWDb4df-QwJ:siel08.cs.unitn.it/Atti/lavori/calvani.pdf+competenze+digitali+calvani&cd=5&hl=it&ct=clnk&gl=it
    http://formare.erickson.it/archivio/maggio_09/3_CALVANI.html

    ciao

  2. Simone Favaro

    Ciao Giorgio.

    Forse non ben espresso, ma il mio punto di vista non è poi così distante dal tuo, proprio perchè pongo l’accento sulle qualità del lavoro umano. Infatti, parlo esattamente della capacità di comprendere l’utilizzo di uno strumento e non del suo aspetto tecnico. Sono da sempre un sostenitore della flessibilità, specie in chi si occupa di comunicazione.

    Per me ha poco senso distinguere la competenza tra digitale e non digitale. Ha più senso parlare di competenza professionale e personale, che è determinata non tanto dallo strumento ma dalla capacità e curiosità di volerlo conoscere, di comprenderne il funzionamento. Poi che si chiamino social media, che si chiami TV, Radio, Stampa; che siano old o new. Poco importa.

    Nel Post-Digitale è proprio questo l’essenziale. E’ una forma di neo-umanesimo dove, appunto, la differenza la fa la persona e non la tecnologia. Lo strumento è uno degli N a disposizione.

    La rete e gli altri media sono solo estensioni di proprietà personali. E’ l’uomo che comunque farà sempre la differenza.

    Ciao e grazie del tuo contrinuto,

    Simone

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