Governo a geometria variabile

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Mentre nella base dell’elettorato ci si scanna su di chi è la colpa di questi risultati, il problema più importante è quello di trovare una soluzione per gestire la frammentazione e superare un immobilismo apparente.

Sì, apparente perché l’immobilismo c’è solo se si considera la governabilità come un fattore di colore partitico, ovvero se si parte dal presupposto che la stabilità si abbia attraverso il monocolore del parlamento.

Una alternativa c’è, è praticabile e non richiede nemmeno di stravolgere la costituzione, anzi semmai di applicarla nella sua completezza ovvero: restituire al Parlamento il potere Legislativo e al Governo il Potere Esecutivo, che negli ultimi anni sono stati oggetto di inversione assegnando al Governo in realtà il potere legislativo e al parlamento quello esecutivo.

Fare un governo a geometria variabile significa:

  1. prendere tutte le forze in campo e metterle attorno ad un tavolo con il proprio programma.
  2. su ciascuno dei punti di ogni programma trovare la maggioranza ed il gruppo di lavoro in commissione parlamentare
  3. legiferare secondo le analisi fatte
  4. assegnare al Governo l’incarico di rendere esecutivo quel programma

 

Operativamente questo significherà che un provvedimento avrà il voto di PD e PDL e Monti; un Altro di PD, M5S e Monti; un altro ancora di Monti, M5S e PDL e così via. Di volta in volta le forze non appartenenti alla maggioranza variabile saranno di opposizione e il lavoro di opposizione sarà di perfezionamento della proposta e non di ostruzionismo. Questo implicherà che solo i principali provvedimenti troveranno spazio nella discussione politica, focalizzando le attività parlamentari ottimizzandone tempi e risultati.

Sarebbe un nuovo modo di intendere l’amministrazione della cosa pubblica, forse per la prima volta, veramente mettendo avanti l’interesse del Paese.

Utopia?

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3 thoughts on “Governo a geometria variabile

    1. Simone Favaro Post author

      No, se tu formi un governo basandoti sulla stessa metodologia. A regime, dovrebbe (sulla carta) funzionare così ma nella prassi molto spesso avviene esattamente l’opposto. Soprattutto da quando decreti legge e decreti legislativi sono diventati ordine del giorno degli ultimi 3 governi.
      Appunto per quello, dicevo, è fattibile e attuabile senza grandi riforme costituzionali. Dipende sempre dal modo in cui applichi le norme, non tanto dalle norme in sé.

      1. Marco M.

        Il problema costituzionale proprio non si pone. Nel momento in cui c’è un governo che incassi la fiducia, il criterio usato per formarlo può variare, basta essere d’accordo. Peraltro è già successo alla fine degli anni ’70 con uno dei tanti governi Andreotti.

        Ma il governo *deve* essere nominato, non si può prescindere. E per essere incaricato *deve* incassare la fiducia delle due camere. Quindi serve il consenso di tutti.

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