Brusco risveglio

Ieri c’è stato un brusco risveglio per molti Italiani che, dal detto al fatto, si sono resi conto dell’effettivo pericolo costituito da ISIS. Eppure, qualche settimana fa, ISIS aveva dichiarato apertamente che il loro obiettivo era di attaccare Roma. Annuncio che, anche nei social media, aveva scaturito ilarità poichè avveniva negli stessi giorni in cui i Curdi si stavano riprendendo Kobane e i media di tutto il mondo, compresi quelli italiani, inneggiavano all’inizio della fine del pericolo dello Stato Islamico.

Le lore intenzioni sembravano ben chiare anche quando l’Imam di Londra annunciò nell’intervista a LA7 che avrebbero preso Roma e imposto la Shariah prima in Italia e poi in tutta Europa. Certo, quella dichiarazione suscitò scalpore, ma non tanto per la minaccia, che non è mai stata presa sul serio, quanto per la visione del mondo che avrebbero imposto.

In questi mesi si parlava di Isis, e si continua a farlo, come un fenomeno di terrorismo internazionale, paragondandolo spesso a quello di Al Quaeda, portando i governi a gestirlo come un fenomeno basato su cellule più o meno dormienti, ma comunque circoscritte e isolate.

ISIS si sta dimostrando altro; è altro. Al Quaeda era dichiaratamente un movimento spinto da una volontà di riscossa verso un occidente “opprimente”, il cui obiettivo ultimo era quello di destabilizzare i governi, ma tutto sommato in una sorta di “legittima difesa” e “auto conservazione”. ISIS no: ha un progetto politico, non vuole destabilizzare l’occidente, vuole sostituirsi ad esso, alle forme di governo attualmente esistenti. Infatti più che di atti terroristici, ISIS si è contraddistinta per crimini di guerra. I casi di attentati terroristici si contano sulle dita delle mani.

ISIS si è contraddistinta sin da subito per l’estrema abilità nell’utilizzare gli strumenti di comunicazione. Mentre Al Queda aveva eletto AL JAZEERA come il proprio canale principale, basando il modello di comunicazione sulle tradizionali forme di ufficio stampa veicolando annunci del proprio leader Osama Bin Laden, ISIS arriva ai mass media dalla finestra. Si basa sul marketing virale e sul word of mouth. Proprio il modo in cui i video sono realizzati marca questo aspetto. Tecnicamente ben realizzati, costruiti con un ritmo serrato quasi da trailer cinematografico o spot pubblicitario; la lingua principale è l’inglese sottotitolata in arabo, mentre Al Quaeda utilizzava spesso l’arabo e non sempre sottotitolato (se non dalle agenzie stampa).

ISIS è leaderless e ha una organizzazione a rete molto articolata. Al Quaeda, con le proprie cellule, aveva una organizzazione a rete che tuttavia poteva essere chiaramente ricondotta ad un leader e sembrava costantemente rivolgersi al proprio “capo” in attesa di ordini. Nella propria comunicazione, ISIS mostra di non avere un leader. I media occidentali si sono concentrati spesso sulla figura di Jihadi John che, tuttavia, non si è mai lasciato qualificare come leader del movimento, anche grazie al fatto di presentarsi a volto coperto non permettendo una identificazione certa.

Proprio grazie al fatto di essere leaderless, e alle proprie azioni militari distribuite in diversi territori, ISIS sottolinea molto più di Al Quaeda che la propria organizzazione non è un movimento anti-sistema. Affianca metodi militari alle classiche tecniche terroristiche basate su attentati. Seguendo le teorie semiotiche della Pragmatica, il dichiarare “Stato Islamico” i territori conoquistati, significa dare identità ed esistenza, crea identificazione.

Allo stesso tempo, il geo-referenziare il movimento, abbassa la soglia di allarme. Dopo l’11 settembre, si levò un allarmismo generale perché non si sapeva dove e quando Al-Quaeda avrebbe attaccato. Con ISIS non è stato lo stesso, almeno sino agli attentati Parigi. ISIS era confinato tra IRAQ, SIRİA e confine Turco. Era un qualcosa percepito come distante, che non avrebbe mai potuto toccare l’occidende a meno che non fosse l’occidente ad andare in quei territori (motivo per cui molti stati adottarono la politica non-interventista che avrebbe anche aiutato, a detta loro, la caduta di Assad in Siria).

D’un tratto poi, abbiamo visto “all’improvviso” materializzari ISIS in Egitto e, ora, in Libia. Le possibilità di un reale attacco missilistico sono praticamente nulle (sappiamo molto bene i paesi che hanno missili balistici a medio raggio che consentirebbero l’attacco). E’ molto più probabile, in termini operativi, che si formino “compagnie” interne ai paesi europei che scendano da nord (magari sfruttando l’attuale situazione in Ucraina per far passare le armi).

Comunque sia, ci siamo svegliati e ci siamo resi conto che ISIS esiste.

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