L’arcipelago delle idee isolate

Se leggete la definizione di Arcipelago riportata su Wikipedia, capite perchè vedo la rete oggi come un arcipelago: un insieme di isole vicine ma non comunicanti.

Così come infatti un arcipelago è un insieme di isole vicine l’una all’altra collocate in mare aperto, spesso non collegate, così in rete nascono quotidianamente iniziative simili per obiettivi ma che, per motivi differenti, non sono in grado di parlarlasi.

Parlo ad esempio dei business network, delle iniziative su temi sociali come il terremoto de L’Acquila, l’inquinamento, la difesa e la tutela della Rete o altro.

Se da un lato la molteplicità di iniziative simili è indice di un interesse diffuso verso un determinato argomento, dall’altro questo moltiplicarsi crea dispersione di forze.

Si possono contare su una mano i tentativi di collaborazione e, anche quando si presentano, peccano sempre di limiti organizzativi. Cito, a mero titolo di esempio, l’idea dei ClubIN: creare una rete di reti che condividono obiettivi, valori e si scambiano informazioni e modelli. Io che appartengo al Club di Firenze, del Veneto o del Friuli divento automaticamente parte di un network allargato e posso scambiare informazioni, conoscere le iniziative create dagli altri, entrare in contatto con persone che altrimenti farei fatica a contattare autonomamente.

Il limite, tuttavia, è che strutture di questo tipo tendono sempre all’omologazione. Il punto di forza, invece, sta proprio nella differenza delle singole reti così come nell’arcipelago polinesiano delle Isole Marchesi Ua Pou è differente da Ua Huka, pur essendo geograficamente vicine e condividendo il medesimo clima.  Se Ua Pou e Ua Hika si mettono d’accordo per permettere lo spostamento delle persone dall’una verso l’altra si crea quello scambio che permetterebbe ad entrambe di incrementare il turismo. Non servono sovrastrutture o organismi nuovi. E’ sufficiente un accordo su pochi punti.

Mi sembra invece che spesso ci sia sempre il tentativo di “dominare”. Se ricordate il mio post su Scienze della Comunicazione e la proposta di costituzione di un network, mi sono trovato di fronte a chiusure abbastanza rigide. Alcune iniziative non nascevano nel tentativo di coordinare e far convogliare gli obiettivi ma, quando non erano proprio mirate a rimanere chiuse (legittimo!), spingevano a “mangiare” le altre (un po’ meno legittimo!). Uno dei gruppi, ad esempio, si era posto l’obiettivo di giungere a quota 5.000 iscritti, costituire una associazione e, solo dopo, creare le sedi locali. Avevano già creato un logo e l’immagine coordinata (dall’alto), ancor prima di iniziare ad operare. Fatica sprecata a mio avviso, visto che ogni corso di Laurea aveva già il proprio network locale e sarebbe stato sufficiente creare un “coordinamento leggero” tra questi.

Il modello che ho in mente è quello della rete di reti dove si lavora attravero hub, ognuno con la propria autonomia ma condividendo obiettivi, informazioni e collaborazioni. E’ un principio che nelle aziende, un po’ alla volta, sta passando: inutile che mi inventi un nuovo prodotto, mi alleo con chi ce l’ha; io gli do il mio mercato e la mia forza commerciale e lui ci mette lo sforzo di sviluppo e manutenzione. Sicuramente ad entrambi costa meno e otteniamo più risultati.

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Simone Favaro

Blogger, author, marketing and business networking strategist helping companies to build their online strategy and strong relationships using the social web.

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