Venezia, patria dell’innovazione tribale tra cultura e tecnologia

Venezia, un museo a cielo aperto? Mi pare una visione disneyana che non corrisponde per niente alla realtà.

La città lagunare, infatti, nel corso degli anni si è conquistata un ruolo importante nella Cultura ma, gradualmente si sta aprendo all’innovazione e, in un futuro molto prossimo, diverrà il la città-incubatore dell’innovazione culturale.

Da un punto di vista industriale, la conversione in corso degli spazi dell’Arsenale, la creazione dell’incubatore di impresa, il centro Vega e la sua prossima apertura alla Musica. Sul versante della tecnologia e del think tanking, iniziative quali Venice Sessions, voluta da Telecom Italia e Nòva24, BatèoCamp ed il prossimo VeniceCamp che rientrano nel progetto Cittadinanza Digitale.

A differenza di altre città quali Milano e Roma, Venezia è l’esempio più concreto del vilaggio global-tribale: la sua conformazione geografica, isolata dalla “terra ferma”; il melting pot di culture e di investimenti; ma ancora una dimensione di città a misura d’uomo, dinamiche da villaggio in un contesto internazionale. La differenza la fanno le persone, non il ruolo né l’azienda.

Venezia, da città dei Mercanti e del Commercio a Villaggio delle idee e dell’innovazione. Una città che è ancora in grado di sognare e di rimettersi in gioco.

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