A me gli occhi

Marketing persuasivo - Ipnosi

Image Source: Alchimia Magazine

Sentendo parlare di marketing persuasivo, mi sembra di assistere ad una lezione di ipnosi. Ma l’ipnosi, perchè funzioni, deve essere uno-a-uno: il primo che muove l’orologio e parla; il secondo, zitto, ascolta e si addormenta.

Oggi mi pare un po’ impraticabile. E’ come se, restando nella metafora, l’ipnotizzatore muovesse il proprio orologio davanti a una persona che nel frattempo manda un sms all’amico descrivendogli la giacca del suo interlocutore e riceve il commento sulla cravatta  dalla segretaria dello psicologo. Non vede nemmeno l’orologio.

Fuor di metafora. Il marketing ha il compito di agevolare (e non controllare) la conversazione. Di essere parte di quella discussione. Di “persuadere” all’acquisto non per il colore al posto giusto o la posizione di un prodotto a destra o sinistra, ma perché ha il prodotto che è il risultato di questa conversazione. Certo, anche l’abito fa il monaco ed il linguaggio pure. Ma è  solo una forma di rispetto verso l’interlocutore, non una captatio beneviolentiae o un inganno. No?

People in networked markets have figured out that they get far better information and support from one another than from vendors. So much for corporate rhetoric about adding value to commoditized products.

Cluetrain Manifesto – Thesis 11

E’ in questo principio che, a mio avviso, si deve inserire il marketing (e l’azienda). Non come Vendor ma come “essere umano”. Il Web Design, il linguaggio sono il vestito che ti aiutano a relazionarti meglio, che fanno trasparire il rispetto. Non il pendolo per ipnotizzarti (sempre che ci riesca effettivamente).

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