Marketing, Communication and Social Media
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  • Facebook e social network prossimi al declino?

    Posted on September 10th, 2009 Simone Favaro 1 comment

    Come per qualsiasi fenomeno, anche i social media subiscono la legge del “Ciclo di Vita”. Per chi non è un addetto ai lavori, il ciclo di vita di un prodotto è regolato dalle fasi di “introduzione”, crescita, maturità e declino. Fa parte delle regole “naturali” dell’economia. E anche i social media, come altri trend che abbiamo visto passare negli anni seguirà la stessa dinamica.

    Secondo questa interessante analisi fatta da Riccardo Campaci sui social network, pare che in Italia solo Facebook e Twitter stiano avendo una crescita. Osservando la curva di FB tuttavia si nota come sembra essere entrato in una fase di maturità, dove il tasso di accessi si sta “appiattendo”. E’ vero anche che il periodo di riferimento è di un anno, ma è altrettanto vero che nel 2008 si registra un picco di accessi che, successivamente, tende a stabilizzarsi e a non ripetersi in modo significativo.

    Fonte: Socing.net

    A quanto si legge sul New York Times, negli Stati Uniti il fenomeno Facebook pare avere superato addirittura la fase della maturità per avviarsi a quella del declino. L’articolo non riporta dati statistici precisi, ma il risultato di un sondaggio fatto da Virginia Hefferman (l’autrice del pezzo) sui suoi amici: molti stanno abbandonando Facebook.

    I motivi sono innumerevoli: dalla privacy, al sovraccarico di informazioni, alle complicazioni nella vita reale. E’ un fenomeno che ho iniziato a rilevare personalmente, parlando con alcuni amici che hanno chiuso il proprio account: uno perché “costretto” dalla fidanzata gelosa dei suoi contatti; un altro perché ha scoperto di essere monitorato dal proprio capo; un altro perché si è accorto di passare più tempo a cancellare alert e rifiutare inviti di quanto non lo utilizzasse per aggiornare il proprio profilo.

    E voi che intenzioni avete nel prossimo futuro?

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  • Transbalkanica, il Primo videomagazine transfrontaliero del Nordest

    Posted on July 9th, 2009 Simone Favaro No comments

    Vi segnalo che  ogni lunedì alle ore 21.30 (per tutta l’estate) va in onda su Telechiara TRANSBALKANICA, il primo videomagazine transfrontaliero del Nordest, frutto di una serie di scambi culturali con le tv locali o nazionali dei paesi dell’ex Yugoslavia realizzato da Giulia Salmaso.

    Si tratta del primo caso di coproduzione internazionale per una tv locale del Nordest, poiché il programma è stato realizzato da team multinazionali che hanno collaborato assieme a Giulia Salmaso, nei mesi scorsi, mettendo a disposizione le proprie attrezzature in loco e coinvolgendomi poi anche nello sviluppo tecnologico del progetto e nella fornitura di immagini del territorio.

    Transbalkanica vuole raccontare ogni Paese balcanico con uno sguardo informale alle sue città, ai suoi cittadini, alle sue abitudini con particolare attenzione alla cultura, alla ricchezza artistica e alla valorizzazione del patrimonio naturale e ambientale.

    Transbalkanica non è un documentario patinato su un paese che non c’è o che è vero solo per l’obiettivo della telecamera: è un diario di viaggio reale dove si trovano sia nozioni essenziali per conoscere le bellezze del territorio visitato sia interviste con personalità e gente comune, rilevando incongruenze, curiosità e somiglianze con il Nordest.

    Transbalkanica nasce come sviluppo operativo di un progetto di collaborazione internazionale finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Ufficio Veneto in Europa della Regione Veneto.

    Il programma andrà in onda ogni lunedì alle 21.30 a partire dal 6 luglio (e prossimamente sarà disponibile su YouTube, presso il canale di Telechiara): le prime 4 puntate sono dedicate alla Macedonia, le altre a Romania, Bosnia e Slovenia.

    Per chi non ricevesse Telechiara, segnalo che tutte le puntate saranno disponibili a partire dal giorno sucessivo alla messa in onda sul Canale YouTube di Telechiara (http://www.youtube.com/user/TelechiaraProduzioni).

    Transbalkanica è inoltre su Facebook con una pagina dedicata al programma con foto, video e possibilità di interazione all’insegna del web 2.0!

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  • B-to-B to Facebook

    Posted on June 18th, 2009 Simone Favaro No comments

    Image freely  captured on web. If you are the owner and you think I cant use it, please let me know and Ill remove it

    Image freely captured on web. If you are the owner and you think I can't use it, please let me know and I'll remove it

    Sono stato invitato ad iscrivermi alla fan page facebook di Value Team. Ovviamente non ho potuto esimermi dall’entrarne a far parte.

    Mi sono subito posto la domanda: “Ma una azienda come Value Team cosa ci fa di una fanpage su facebook?”. Può essere lecito chiederselo, se si pensa a facebook come un insieme di ragazzini che non hanno niente di meglio da fare se non controllarsi le pagine a vicenda o a cercare contatti o giocare ad uno delle migliaia di advergame presenti.

    Il social network conta tra i propri iscritti molti professionisti. Non sono solo addetti ai Sistemi Informativi (smanettoni per definizione) o professionisti di marketing (curiosi di qualsiasi novità). Sempre più spesso si tratta di AD, General Manager, HR Manager.

    Perché questi signori si iscrivono a Facebook, quando per le relazioni di business ci sono strumenti quali LINKEDIN, XING e altri?

    Ho provato a darmi qualche risposta:

    • Facebook permette maggiore “comunicazione”. Mentre in LinkedIN, ad esempio, per interagire con le persone puoi usare o le email o, nel caso in cui tu sia iscritto a qualche gruppo, le discussion board, Facebook offre: chat (comunicazione sincrona), Wall (comunicazione asincrona ma 1-a-1), Private Messages, Gruppi
    • All-in-one. Dai gruppi più “seri” al divertissement allo stato brado. Su Facebook posso fare un po’ quello che mi pare a seconda del momento.
    • Inform-alità e Inform-azione. Dalle interazioni sui wall, ai contributi nei gruppi, posso ottenere tutta una serie di informazioni indirette sul mio interlocutore che non mi offrono i business network. E’ proprio l’aspetto informale ad essere il punto chiave.

    Ecco che Facebook diventa, quindi, una piazza in cui anche un’azienda B2B può trovare il proprio spazio. Per fare cosa? Le potenzialità dipendono come sempre dagli obiettivi. Resto convinto che non sia un canale di vendita, ma di relazione.

    Quindi perché la mia azienda B2B dovrebbe aprire una fan page?

    Alcune considerazioni già le feci in un altro post. Condivido completamente anche quanto sostenuto da Mac McIntosh:

    For complex sales with an extended consideration and buying process, keeping in touch is important over the long term, and networking offline and online can keep your people top-of-mind with prospects. First seek out those you know in your company to be well-networked, see what tools they’re using and if it’s making a difference. Consider implementing a department-wide or company-wide set of services such as Facebook, LinkedIn, or others, and encouraging those inside your company to link with prospects and current customers. It’s one way to stay in the know about what the market needs and to let them know when you’ve got a new solution to help their business. One issue you might be faced with is maintaining the quality of communication and a consistent public message, but this is also true of phone conversations, sales visits, emails, etc.

    Facebook and web services like it may not be a gold mine for business-to-business marketing, but if you research it and get creative, you can expand your online presence into a new frontier and could gain valuable insight into the marketplace.

    Facebook, quindi, come canale di relazione e di brand awareness.

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  • Netiquette 2.0 in pillole anti…

    Posted on March 9th, 2009 Simone Favaro No comments

     

    Uno stralcio di netiquette 2.o in pillole proposto da B.L. Ochman su AdvertisingAge. Non c’è sicuramente la scoperta dell’acqua calda, ma a qualcuno servirebbe ricordarlo…

    1. Sii umano…. 

    • Don’t use programs that auto-follow anyone who follows you on Twitter. It’s a social network, not a robot network.
    • Don’t broadcast messages on Twitter using bots. You’ll just damage your brand, personal or corporate.

    2. …Poco è bello se lo sai fare bene

    • [...]. Sending less e-mails is polite 2.0. If you must have the last word, change the subject line to “TTYL, end” so the person knows they don’t need to read your 10th damn “goodbye” e-mail.
    • If you’re a sending a pitch, (business service, PR, report, etc.) don’t address the e-mail “Hey,” “Hey again,” “Yo,” “All,” “Dear [ ],” “Dear Blogger,” or “Dear First_Name.” Don’t say “Dear Mr Ochman.” Say “Dear B.L.” or “Hi B.L.” if you don’t know me, and are too lazy to look at my photo on my blog or website, and are not sure if I’m male or female. I think I speak for most people when I say that I prefer informality to a sex-change operation.
    • Check Snopes.com before you send an e-mail about the inventor of penicillin who gave an apple to someone’s daughter, or whatever that stupid e-mail was about that went around recently.
    • Use “Bcc” — not open lists — for e-mails sent to several people. Do not forward e-mail without deleting the name and e-mail and other extraneous information from the person who sent it first. [pare impossibile, ma c'è chi lo fa ancora!, NdR]
    • Do not send freaking chain letters or anything that says “Forward this to 10 people in the next 10 minutes or your left ear will fall off.” Ever. And don’t send petitions in e-mail — all of the legitimate ones are online. Send a link. [e chi non ne è oggetto quasi quotidianamente?]

    3. Apprendi il dono della sintesi

    • Do not send endless messages via Facebook, etc. You’re not that interesting.

    4. Sii paziente!

    • Don’t IM unless you have something to say that I might actually want or need to know and that really can’t wait for an e-mail response.
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  • Facebook mi perseguita!

    Posted on March 6th, 2009 Simone Favaro No comments

    Capitano giorni in cui, per una qualche ragione, ovunque ti giri trovi sempre riferimenti ad uno stesso argomento.

    Ieri per me è stata la giornata di Facebook. No, non perchè sia stato tutto il giono a girovagare per i contatti, ma perchè mi sono imbattuto più e più volte in post ed articoli focalizzati sul social network.

    Inizio con il leggere Gianluca Diegoli che, su MiniMarketing, pone il quesito se convenga o meno essere presenti su Facebook (argomento che in parte ho trattato pochi giorni fa anche io).

    Mi arriva, quindi, un alert di 01Net Blog con il post “Facebook Si o No?”. Qui, invece, si parla dei blocchi o meno del network in azienda (toh, mi ritorna qualcosa qui e qui).

    Ancora, la newsletter di Ad Age Digital mi riporta il post “Facebook’s Changes  Gives Brands More Freedom“; ottimo il sotto titolo “But Can Marketers  Respect Social-Network Netiquette?“ 

    Poi non ditemi che soffro di manie di persecuzione! :-)

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  • Tutti pazzi per Facebook

    Posted on March 2nd, 2009 Simone Favaro 1 comment

    Computerworld Italia è forse una delle testate più note del mondo business IT. Bene, anche loro hanno deciso di aprirsi a Facebook con una Fan Page .

    Cita l’occhiello dell’articolo:

    “Aperta una pagina sul popolare social network con aggiornamenti in tempo reale dei principali contenuti giornalistici del nostro sito. Possibile naturalmente diventarne fa” 

    Premesso che non l’ho ancora visto (ahimè le policy aziendali), già il lancio mi lascia perplesso. La caratteristica dei social network è l’intareazione tra i partecipanti. Qui invece si parla sempre di una fonte che aggiorna una pagina che qualcuno consulta. Ha un senso, in questo modo, essere presenti su Facebook? Non era forse meglio aprire un blog, se questo è l’obiettivo? Dove sta l’interazione e la partecipazione? 

    Facebook, così come altre mille ‘novità’ prima di lui, è considerata l’isola del tesoro. Non puoi non esserci. Mi chiedo se effettivamente sia così. I social network innanzitutto sono fatti di persone e il loro fine è di mettere in relazione le persone.

    Quindi mi chiedo, ha un senso presentarsi come azienda per accreditare un brand? Credo che abbia un senso solo nel momento in cui il brand è già affermato e, quindi, Facebook diventa una community. Ma allo stesso tempo non può limitarsi a essere una community passiva, dove esiste una fonte e una serie di destinatari. Deve essere impostata come community attiva attraverso cui il brand entra in contatto con il ‘cliente’ e assieme a quest’ultimo genera contenuti o prodotti. Allora, sì, ha un senso.

    Purtroppo come tantissime altre tecnologie (Second Life docet) si parte dal presupposto che se esiste la tecnologia, bisogna sfruttarla a tutti i costi. Niente di più sbagliato. Ogni piattaforma va utilizzata per quello che è stata creata: inutile diramare uno spot realizzato per la tv nazionale su una radio locale. Sia il target sia i codici di comunicazione sono sbagliati. 

    A proposito di tassonomie: facebook-marketing mi mancava ancora.

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  • LAUREATI/NDI DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE: VESPA CHIEDA SCUSA!

    Posted on January 29th, 2009 Simone Favaro 12 comments

    Si lo so, son o di parte, ma è con sommo piacere che vi segnalo che su Facebook è stato creato il gruppo “LAUREATI/NDI DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE: VESPA CHIEDA SCUSA!“, a seguito della puntata del 19 gennaio scorso di cui ho appreso solo attraverso la rete (L’ultima puntata di Porta a Porta che ho visto risale al 2001). Cito dalla presentazione del gruppo:

    Nella puntata di Porta a Porta del 19/01/09, al momento dei saluti, Bruno Vespa si rivolge a degli studenti di un liceo scientifico presenti in studio e dice loro: “Abbiamo bisogno di ingegneri, abbiamo bisogno di tecnici importanti. Una sola preghiera: NON VI ISCRIVETE A SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, NON FATE QUASTO TRAGICO ERRORE, CHE PAGHERESTE PER IL RESTO DELLA VITA!”

    Io sono laureato in Scienze della Comunicazione e la comunicazione è il mio mestiere.  Il corso di laurea non mi avrà insegnato a tirare linee con la squadra, a” far di conto” e nemmeno a diventare giornalista –  e se il giornalismo è quello di Bruno Vespa, ne sono solo che contento –  ma mi ha dato gli strumenti per capire quanto vasta è la comunicazione.

    Sono contento della scelta che ho fatto e, se tornassi indietro, la rifarei, così come sono entusiasta di aver preso la maturità classica, anche se non sono uscito con risultati da capogiro (anzi, NdR).

    Sono stanco di sentire questi “esperti di comunicazione” – incapaci di innovare modelli, di pensare all’oggi e di non parlare di Cogne – sputtanare letteralmente il corso di laurea.  Se posso essere d’accordo che il corso di laurea sia inflazionato, questo non significa che vada denigrato.  

    Cari Vespa e carti tutti voi “comunicatori di massa” figli del Minculpop, se pensate che così com’è non va, siate voi che siete del mestiere – visto che vi vantate di essere professionisti e conoscitori del mercato della comunicazione – a dirci com’è il mondo del lavoro e a costruire il corso.  Ah, se non ve ne siete accorti, la comunicazione non è solo Giornalismo, non è solo Televisione o Radio e, forse nessuno ve l’ha detto, in Italia ci sono giusto qualche centinaia di migliaia di imprese che pian piano si stanno avvicinando alla comunicazione di business (o, sacrilegio, ho detto “business”… è vero, voi che siete dei samaritani, lavorate solo per la gloria e per il bene del mondo).

    Sono convinto che siate solamente spaventati di trovarvi un bel giorno alla porta perchè ormai siete fuori totalmente dal flusso del cambiamento in atto (e le vostre elucubrazioni prive di conoscenza sui fenomeni della rete me lo dimostrano). Una innovazione che avanza piano piano e che coinvolge mezzi di cui voi non avete alcuna conoscenza e che considerate alla stregua di alchimisti e streghe medievali. 

    Fine!

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  • “Basta così, grazie!”

    Posted on December 7th, 2008 Simone Favaro 6 comments

    Ho ricevuto un messaggio su Facebook da Alex Badalic in cui si sfogava del fatto che non ne può più della quantità esagerata di suggerimenti di amici, richieste di adesione a cause, inviti a gruppi… “BASTA COSI’, Grazie” Recitava l’oggetto del messaggio.

    Un po’ lo capisco. Al crescere del numero di contatti le richieste diventano infinite e gestirle richiede tempo. E’ spam, a tutti gli effetti. Tuttavia è anche vero che, nel momento che si accetta un contatto, ci si apre a questo rischio.
    Qualche mese fa, una mia amica mi pregò di evitare di inviargli messaggi da un gruppo. E io la accontentai. Lei addirittura si disicrisse dal gruppo per un periodo. Poi rientrò ma la lezione servì.

    Il rischio di un social network così esteso è proprio quello di lasciarsi prendere la mano nell’invio di tutte le “stupidaggini del caso”.  Chiaro che se questi messaggi e richieste ti vengono da persone conosciute, hanno un impatto, se ti arrivano da sconosciuti che hai linkato ma di cui non hai alba, è un altro paio di maniche.

    Nella lunga diatriba “meglio la quantità o la qualità?“, direi che preferisco la seconda. E dovrebbe essere un aspetto da tenere bene in considerazione anche quando si attivano iniziative di marketing che usano i Social Network.  Sorrido al pensiero che molte aziende considerino Facebook ed i Social Network in genere come community su cui veicolare messaggi pubblicitari. Molti non si rendono conto che in realtà stanno proponendo una brand experience. E se non si sta attenti può essere deleterio.

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